13 set 2010

Lavoro

Tre esempi sulla relazione tra individui, società e lavoro: 
un articolo di Javier Cercas pubblicato sulla rivista settimanale del “País”: "Porqué escribir". Cercas afferma che se non scrivesse sarebbe uno psicopatico ipocondriaco. Nel caso in cui non fosse riuscito a guadagnarsi da vivere con la scrittura, lo stato avrebbe avuto tutto il vantaggio nel sovvenzionarlo per scrivere, in quanto non l'avesse fatto, farsi carico delle cure mediche sarebbe stato molto più oneroso.
Sulla stessa pagina c'è una notizia sull'esperimento portato a termine in un paesello della Germania orientale; per combattere la disoccupazione lo stato si impegnava a creare del lavoro inutile per tenere occupati gli abitanti; la mia fantasia ha semplificato dipingendomi un'immagine dove un camion trasporta nella piazza del paese un mucchio grandissimo di sabbia. Il lavoro si dividerebbe in due turni: il primo turno trasporta in grosse ceste la sabbia fuori dal paese, il secondo gruppo la riporta in piazza e così via via all'infinito. Un lavoro che non si esaurisce, senza licenziamenti, senza concorrenza cinese, senza inquinamento e pericoli ambientali. I disoccupati potrebbero finalmente avere un lavoro remunerato e rientrare nella società, consumare, pagare le tasse, votare, sentendosi di nuovo cittadini a pieno diritto.
Il terzo esempio riguarda i giovani. Moltissimi giovani entrano nel mondo del lavoro disposti a lavorare gratuitamente, pur che sia nel settore di loro interesse, per poter imparare, farsi un'esperienza. In moltissimi casi, se il denaro non fosse fondamentale per vivere, sarebbero disposti a farlo gratuitamente per il gusto di fare una cosa stimolante e ricca di soddisfazioni.
Questi esempi servono a sottolineare l'idea di separare il concetto di lavoro e di denaro; si tratta di una relazione convenzionale a cui siamo talmente abituati da sembrarci ovvia, ma che si potrebbe e dovrebbe superare.
Nasciamo in una società consumistica senza averlo scelto; quindi, in tale società che obbliga a consumare per vivere, il diritto, che prima era un diritto alla vita, si trasforma inevitabilmente in un diritto al consumo; e questo si può avere percependo dal momento stesso della nascita uno stipendio, da non associare al lavoro.

2 set 2010

Viola


Seduto sui gradini di una chiesa di pietra. Inizia la messa, però ancora non entro. Sulla piazza i vecchi del paese finiscono i loro discorsi. Si parla di fieno, di funghi, di tempo. Visi bruciati dal sole, poche parole, dure, aspre. Occhi chiari, guardano lontano, scrutano l'immensità di un paesaggio familiare. I primi iniziano a salire lenti la scalinata della chiesa. Passa mio nonno, mi prende per mano ed entriamo.

1 set 2010

Mercato


Mercoledì, giorno di mercato a Niella. Poche bancarelle però il paese è tutto in piazza. All'ombra della chiesa una panchina lunga, di legno. In fila, seduti con la borsa della spesa tra le gambe, cappello in testa, i vecchi del paese. Una comunicazione fatta di silenzi. Poche parole, rotte, che si ripetono uguali negli anni. Lo sguardo perso nell'immensità di ricordi di tempi troppo lontani. Mi avvicino con una macchina fotografica, mio nonno mi borbotta qualcosa. Voglio l'immagine di questi sguardi, però sfuggono. Resta la foto di un tempo che fu, un tempo ormai perduto.