19 giu 2011

Anziani


Assisto ad una conferenza sull'immigrazione. La conferenza è introdotta dal presidente dell'ANPI, un anziano signore dal volto simpatico. Loda i giovani, rappresentano la speranza e la forza nuova e necessaria per rinnovare questo mondo. Un gesto difficile quello di lasciare il testimone. E dicendo giovani inevitabilmente cita internet, il web, uno spazio del quale non ha le chiavi di accesso.
“Io dico faceboc (lo pronuncia così) “perché io non sono capace a pronunciare queste cose nuove”. È una chiara rinuncia anche solo alla possibilità di nominare un qualcosa di uno spazio creato quando ormai la sua vita era già stata vissuta.
Sarebbe molto più facile pronunciarlo come lo pronunciano tutti. Perché un uomo che ha fatto il partigiano, che ha saputo lottare rischiando la propria vita non riesce ad entrare in un mondo dove un ragazzino entra ad occhi chiusi.
Perché invecchiando diventa così difficile accettare e rendere proprie cose nuove?

18 giu 2011

Ammirazione


Lo guardava con uno sguardo luminoso. Lui, seduto con i gomiti appoggiati al bancone, mentre dall'altra parte stava l'amico che, lavando i bicchieri sporchi di birra, parlava ininterrottamente.
La voce grave riecheggiava forte nel locale vuoto. Nella sua testa non c'era spazio per nient'altro. Null'altro se non quegli occhi ironici che di tanto in tanto si posavano su di lui e quella voce grave che raccontava di storie passate.
Si erano conosciuti una mattina di pochi mesi prima. Lui camminava a testa bassa e Luca che era seduto su una panchina fischiò quando lo vide passare.
Non sapeva perché ma si ritrovò seduto vicino a lui. Questi occhi ironici gli piacevano.

17 giu 2011

La barista


Aspetta la barista l'arrivo di qualcuno. È seduta ad un tavolo del bar vuoto, la radio in sottofondo. Il paese è piccolo e il mattino la gente lavora. Ma lei è sempre disponibile per chi voglia consumare qualcosa e nel frattempo fare due chiacchiere, sfogarsi per il lavoro, per un problema familiare. La barista non è solo la persona che serve i caffè, è anche due orecchie e uno sguardo che ascoltano comprensivi.
Il familiare fruscio della zanzariera che si apre. Entra un signore nel suo abito da lavoro. “Questo tempo! Un po' fa caldo, un po' fa freddo. Non si sa come vestirsi, ci si veste troppo e si suda, poco e si battono i denti”. La barista annuisce mentre le porge la tazzina di caffè. Un po' di silenzio per i primi sorsi di caffè, ma subito interrotto perché il tempo da molto di cui parlare.
La voce della radio è colonna sonora ideale alla scena. Rumore di zanzariera che si apre. È l'uomo che esce per tornare al lavoro. La barista è di nuovo seduta e aspetta.

13 giu 2011

Dal quaderno di viaggio


Dieci anni da quando seduto davanti ad un supermercato spagnolo controllavo le bici con le quali stavamo girando la Spagna, mentre Dario comprava i viveri per la giornata. La situazione si ripropone ed ora, seduto davanti ad un supermercato di Imperia, aspetto che Pablo esca con la borsa piena di viveri. Solo adesso che sono ad Imperia ho l'impressione di aver iniziato il viaggio. Prima ero troppo vicino a casa per sentirlo. Paesaggi familiari quando invece il viaggio è la ricerca dell'esotico.
Ma il quaderno e la biro mi pesano tra le mani. Non so più scrivere. La mia calligrafia che sempre è stata pessima è peggiorata ancora. È come se non riuscissi a reggere in mano la biro e a farla scorrere sul foglio di carta. Un'amica dice che si perde la manualità dello scrivere. Ogni sera lei prende una biro e scrive, ricopia le ricette del librone che le regalò per natale la sorella.