28 ago 2011

Passeggiata notturna

Costanza immersa nella notte è davanti a noi, misteriosa e ostile. Poche luci, bar e locali sbarrati, la gente rinchiusa in casa. Abbiamo appena perso l'ultimo treno per Frauenfeld, città a una quarantina di chilomentri dove siamo ospiti da un'amica. Non abbiamo soldi per un hotel e i vestiti che indossiamo sono troppo leggeri poter aspettare l'alba in riva al lago. E così ci incamminammo nella notte. Non ho mai vissuto i tempi della guerra o del contrabbando, ma attraversare a piedi la frontiera di notte ha un lontano sapore d'avventura. Le guardie ci osservano distrattamente. La Svizzera è accogliente per il camminatore. Numerosi cartelli ci guidano per strade secondarie evitandoci il rischio di imbatterci in pericolosi automobilisti. Lasciamo Costanza e ci immergiamo nell'oscurità. Camminiamo una ventina di minuti fino alla cima di una collina boscosa. Le luci della città in lontananza, il cielo stellato sopra le nostre teste, il buio davanti a noi. Prima di immergersi totalmente in questo mondo d'oscurità ci sediamo a contemplare la città. In questo momento ci sentiamo come i viaggiatori medievali quando abbandonavano lentamente una città per addentrarsi nella foresta. La stradina che seguiamo è stretta e tortuosa, però grazie al cielo stellato ne intravediamo i contorni e riusciamo a seguirla. Chiacchieriamo e mi faccio prendere dall'ipnosi del passo dietro l'altro. Di tanto in tanto incrociamo un paesello. Sono paesi fatti di poche case, con una sola strada che li attraversa. Paesi immersi nell'oscurità più assoluta i cui abitanti, per lo più contadini, dormono già da diverse ore. A volte una luce si accende all'improvviso aggiungendo un tocco surreale alla passeggiata. Sono luci a risparmio energetico attivate dal nostro passaggio. Le parole si fanno sempre più rade e le gambe pesanti. Quando la strada passa nel bosco il buio diventa completo e per seguirla ci affidiamo al rumore dei passi sulla terra. Ci sediamo ancora, ma non possiamo star molto fermi perché fa freddo. L'unico maglione è conteso tra me a Pablo. Le sagome ombrose rendono magico questo paesaggio e penso che mi piacerebbe rifare la stessa passeggiata alla luce del sole per potermi godere questi paeselli agricoli.
Un altro paese si avvicina. Ci si arriva da una stradina immersa nel bosco. Un ragazzo, un'apparizione si materializza in direzione opposta. È un nano con un pacchetto si sigarette in mano. Ci vede arrivare. La sorpresa è reciproca. Il suo sguardo dice che vorrebbe scappare ma la strada su cui siamo non ha vie laterali e siamo obbligati ad incontrarci. Guten Abend gli dice Pablo con un sorriso. Ridiamo pensando alla famosa scena del film di James Bond. Capisco il suo smarrimento; non è usuale vedere due individui uscire a piedi da un bosco nel cuore della notte svizzera. Continuiamo a passeggiare.
La notte sembra cedere a malincuore protagonismo al giorno. Il cielo è rischiarato da un tenue bagliore lontano. Frauenfeld ci appare in lontananza come un sogno.

27 ago 2011

Ricordi


Costanza è una dormita in riva al lago con i dieci coinquilini della casettina immersa in un bosco al lato dell'università. Costanza ha il sapore delle more che ci contendevamo nelle mattinate estive. Costanza ha il colore degli splendidi occhi smeraldo di Tania, la ragazza ucraina che mi insegnò a nuotare nelle fredde acque del suo lago. Costanza ha la testura dei sassolini che si configgevano nei piedi quando passeggiavo lungo le innumerevoli spiaggette sul lago. Costanza è il mio passato e visitarla mi ha riportato ricordi persi nella memoria. I miei piedi ripercorrono cammini conosciuti. Pablo cammina al mio fianco. Anche lui è invaso da una marea dei ricordi. Ci siamo conosciuti qui a Costanza, all'università.
Ed è proprio all'università che termina il nostro girovagare. È notte ormai, una notte estiva e ci sediamo sulle sedie rosse di un corridoio deserto. Anche la biblioteca è chiusa. Quante notti passammo rinchiusi in biblioteca entusiasti della novità di trovarla aperta ventiquattro ore.
È strana la sensazione che si prova quando il passato si incontra con il presente. Una strana malinconia piacevole risale come un liquido caldo per il corpo e i ricordi immancabilmente si tingono di rosa.

23 ago 2011

Svizzera in tenda

Una calda giornata di fine agosto. Domodossola è la partenza di un giro in bici in Svizzera. Pedalo su una strada in salita. Una salita interminabile che mi porta sul colle del Sempione. Fa caldo. Nel tardo pomeriggio sono in cima, sudato ed esausto, coricato su un prato. Il cielo è terso, un azzurro intenso che fa male agli occhi. Ma la pausa è breve e quasi subito inizia la discesa. Una strada larga costruita per facilitare il collegamento Svizzera-Italia permette velocità che non pensavo possibili in bici. La discesa termina a Brig, una cittadina all'ombra dell'imponente sagoma di una montagna, probabilmente il Glishorn. Da lì inizia nuovamente la salita. Una salita leggera. La notte si avvicina minacciosa e devo trovare un posto per la tenda. Sono su una stradina di montagna, piccola e poco trafficata che costeggia un precipizio senza fine. E dove non c'è precipizio è pascolo bovino. Il primo piazzale, direttamente ai margini della strada, è quello che fa per me. Non c'è più tempo per cercare qualcosa di migliore. Monto la tenda giusto in tempo per evitare la pioggia. Mi addormento.
Dopo circa un'ora di sonno una luce contro la tenda accompagnata da alcune grida mi svegliano. “Das ist gefärlich”. È pericoloso. Non reagisco. Sono immerso in un sonno impenetrabile. Le grida continuano e si avvicinano. Rispondo a grugniti e senza accorgermi sono fuori dalla tenda con i fanali della macchina che mi abbagliano. Piove. La voce mi dice che la zona dove ho messo la tenda è soggetta a caduta pietre. Non reagisco. Il mio cervello è ancora troppo addormentato per elaborare l'informazione. Freddi goccioloni d'acqua mi scorrono sulla schiena. In questo momento propenderei per rimettermi a dormire dimenticandomi delle pietre. Ma il vecchio non sembra intenzionato a lasciarsi sbolognare e mi trovo seduto sulla sua macchina alla ricerca di un posto più sicuro. Me lo indica. Sembra il cortile di una stalla ma mi assicura che se smonto tutto prima delle nove dell'indomani non ci saranno problemi. Mi scarica lì, bagnato, infreddolito, assonnato. Ritorno alla tenda nel buio. La notte conserva sempre un mistero che la riempie di insidie. Il ponte a strapiombo sul fiume che avevo superato senza particolari patemi con la luce del giorno, ora si fa minaccioso. Il rumore dell'acqua sembra risucchiarmi verso il basso. Faccio rapidamente un mucchio di tutto quanto vedo e mi carico la tenda ancora montata sulle spalle. Passano pochi minuti e sono di nuovo rinchiuso in tenda, bagnato infangato e completamente sveglio. Il posto che mi ha indicato il vecchio è un pantano infangato ma non ho più voglia di spostarmi e penso che un po' di umidità non mi farà troppo male. Immerso nel sacco a pelo guardo il soffitto della tenda con il gocciolio della pioggia come colonna sonora.