Poche case abbarbicate sul costone di un monte. Case in pietra, una stretta all'altra come a proteggersi.
31 mag 2011
30 mag 2011
Montagna
Cammino in salita. Sono sulle montagne tra Piemonte e Liguria, manti erbosi ricoperti di fiori che avvicinandosi alla vetta sono ancora ricoperti di un manto bianco. Il cielo è azzurro intenso, l'aria è fredda e il sole che ogni tanto si affaccia da dietro le nuvole è potente. Da lontano si vedono i tetti di piccoli paesi francesi, posti isolati incanalati in valli strette.
20 mag 2011
A piedi scalzi
Una giornata di sole, un castagneto verde intenso, rive scoscese. Passeggio a piedi scalzi e maledico l'erba che, troppo dura, punge la mia pelle delicata, abituata alla protezione di pesanti suole di gomma. Fino a che un riccio di castagne nascosto tra l'erba mi fa gemere di dolore. Anche in questo le Alpi sono un territorio duro e impietoso. Mia nonna mi raccontava che quando lei e i suoi fratelli erano piccoli, la domenica, i genitori li obbligavano a mettere le scarpe, e loro, talmente abituati a camminare senza, appena erano a distanza di sicurezza dai loro sguardi, le toglievano e le mettevano in spalla. Altri tempi, altri piedi.
19 mag 2011
Silenzio
Un cane abbaia. È il suono della notte.
18 mag 2011
Chioccia
Una gallina incollata al nido. È arrivato il momento dei pulcini. Se ne starà una ventina di giorni senza più uscire dal nido se non per brevi pasti. Ora bisogna trovare delle uova fecondate. Parto in bici. Scendendo verso valle nella prima casa incontro Felice. Lui ha le galline ma non il gallo. Proseguo la discesa. Nella seconda casa abita Robi che innaffia l'orto. Lei ha galline e gallo ma le sono rimaste pochissime uova. La terza casa che incontro è abitata da una vecchia signora ma non riesco a farmi sentire. Torno da Robi che impietosita mi regala le poche che le erano rimaste. Per adesso mi accontento e torno a casa. Nel frattempo mio zio ha preparato un nido per isolarla dalle altre galline. Mi confonde l'idea di chiudere la gallina in una vecchia gabbia per conigli in modo che possa a mala pena alzarsi per mangiare e bere, ma mi adeguo perché non ho un'idea migliore. Chissà se a sentirsi così in costrizione continuerà a covare. Mio zio ne è convinto. La mattina seguente mi avvicino curioso. La gallina è ancora in piedi di fianco al nido che è stato distrutto e le poche uova di Robi giacciono mezze rotte al suolo. Non ha voluto covare in questa gabbia improvvisata.
16 mag 2011
Elezioni
Giorno di elezioni in Italia. Le trasmissioni televisive sono incentrate sull'analisi del risultato elettorale. Incontro un signore che ha seguito i vari dibattiti di questi ultimi tempi su Berlusconi. È un fervente anti-berlusconiano, indi avrebbe votato il PD. Mi parla di politica. Io gli rispondo stancamente, gli dico che il PD non mi interessa. Questo signore si infervora, mi chiede come posso essere a favore di Berlusconi dopo tutto quello che ha fatto. Allora gli ripeto quanto gli ho detto: il PD è un'elezione che non condivido, ma aggiungo, questo non significa che simpatizzi per Berlusconi. Né uno né l'altro. Riprende infervorato spiattellando alcune informazioni ascoltate dal telegiornale. Vuole convincermi della bontà di votare per il PD e la sinistra. Gli ripeto che il PD non mi convince e lui di nuovo imbestialito mi richiede come faccio ad essere berlusconiano. Per lui è bianco o è nero. Se non sono a favore del bianco, devo per forza essere a favore del nero. O è sinistra o è destra. Un mondo facile, senza sfumature. Ma se questo signore è il votante medio come è possibile la democrazia? Mi allontano deluso. Evidentemente tutto quello che ho detto non è stato neanche analizzato. Le parole sono entrate e poi uscite, parole leggere, come l'aria, che non lasciano il segno.
Pazienza
Un eco lontano di gatti che lottano. Uno potrebbe essere Misi, il gatto che qualche giorno fa, inaspettatamente, un vecchio contadino mi portò avvolto in un sacco. Mi precipito e arrivo giusto in tempo per vedere che effettivamente è Misi che, inseguito da un altro gatto, si lancia su un albero miagolando selvaggiamente. Con la mia apparizione l'altro gatto scappa veloce. Misi resta sull'albero. Sembra tranquillo. Lo chiamo, ma inutilmente. Mi guarda calmo, senza nessuna intenzione di scendere. Passano le ore e Misi ancora non appare. Torno all'albero per guardare e Misi è ancora lì, immobile. Ora è notte, Misi è ancora lì. È stato appollaiato sul ramo tutta la giornata, probabilmente ci resterà durante tutta la notte. Non c'è noia, non c'è preoccupazione. Solo una grande calma che gli consente questa immobilità.
15 mag 2011
Notte
Scrivo senza pensare. Non ho voglia di soffermarmi. Voglio leggerezza, discorsi vuoti, cose semplici e dirette. Mi sono obbligato a scrivere qualcosa e fare un po' di meditazione ma in questi casi nulla mi riesce bene. Gli occhi mi si chiudono. Potrei fare uno zapping inutile tra le più inutili e sciocche pagine web. Potrei mangiare fino a cadere in catalessi, rosicchiarmi le unghie, bere un bottiglione di vino o fumarmi un pacchetto di sigarette. Potrei fare tutte queste cose e il mio corpo sembra che mi spinga a questo, ma forse semplicemente potrei mettermi sotto le coperte e non pensare più a niente fino al nuovo giorno.
13 mag 2011
Misi
Inaspettato, indesiderato arriva una sera dentro un sacco un piccolo gatto nero. E un vecchio contadino a portarlo. In principio sono restio ma non si può lasciare il gatto dentro il sacco. Trasporto il pacchetto tremante in casa. Aperto il sacco il gatto esce come un fulmine. E' spaventato. Lo lascio tranquillo e dopo poco si avvicina timidamente. Per tre giorni conviviamo sotto lo stesso tetto; tre giorni che odorano a eternità. Mi segue per casa, cerca le carezze, giocherella ai miei piedi. Ma per essere una buona relazione non si può basare sulla costrizione e passati tre giorni penso sia ora di lasciare la porta di casa aperta in modo che lui possa decidere. Si avvicina cauto allo spiraglio della libertà. Fuori c'è un mondo fantastico fatto di alberi, verde, sole, aria. Io esco e lui mi segue. Dopo poco io rientro però lui resta fuori. E' tornato stasera, dopo due giorni di assenza. In questi due giorni lo cercai attorno alla casa, nei boschi vicini però era introvabile. E stasera ha deciso che aveva voglia di vedermi e si è avvicinato. Quando l'ho visto un'ondata di felicitàmi ha invaso. Il primo impulso è stato quello di rinchiuderlo in casa, però non avrebbe senso. E' possibile portare questo tipo di relazione alle relazioni tra persone? Una relazione libera basata sul desiderio invece che sull'obbligo. Bisogna essere forti per accettare una relazione di questo genere. Bisogna essere forti per la libertà.
8 mag 2011
Echi dal passato
Sono passati vari anni da quando le punta delle nostre dita, immerse in una bacinella di acqua, detersivo e piatti sporchi, si sfiorarono lievemente. Ancora più anni da quando la vidi per la prima volta. Lei bambina, io adolescente. Allora mi chiese di sposarla. Mi piaceva quella bambina dalla pelle bianca. La rividi anni dopo in una festa.
Ora mi resta solo un immagine, ma è un'immagine che resiste al tempo. Mi è rimasto il nome, il colore degli occhi e il colore della pelle.
Nel frattempo ho vissuto in varie città, ho girato tanto, ma l'emozione di arrivare in questo sperduto paesino sulle montagne è grande. Mi avvicino ad un gruppo di ragazzi. Mi accolgono gli occhi di una ragazza. E' lei. Resto immobile. Una serie di vincoli mentali impediscono il dialogo. Sarà sposata? Si ricorderà di me? Come sarà? Chi è? Voglio davvero farla uscire dai miei sogni?
7 mag 2011
Passegiata mattutina
Cerco delle erbe. Mentre raccolgo un ciuffo di borragine appare un fiorellino violetta. Scorro lo sguardo veloce, non mi ci soffermo perché devo riempire il cestino e cuocere le erbette per pranzo. Come fare a godersi il meraviglioso paesaggio in cui sono immerso se in questo paesaggio svolgo la mia routine quotidiana? E allargando l'ambito, è possibile scrivere di una situazione particolare quando ci si è immersi? Penso all'ambiente in cui vivo. Gente di montagna, dura, di poche parole. Le emozioni non si esprimono, si lavorano in solitudine. Ma quando queste caratteristiche sono anche in te, hanno impregnato la tua infanzia, le hai assorbite senza filtro è possibile scriverne?
Per riconoscere e descrivere questi aspetti è necessario distaccarsi, allontanarsi.
Da qui la sofferenza, il senso di esclusione dello scrivere. Sempre spettatore, mai attore.
5 mag 2011
Inno di Mameli
Piazza San Giovanni, Roma, primo maggio. Finardi esordisce nel classico concertone dei “lavoratori” con un arrangiamento dell'inno italiano. Si è poi dichiarato commosso per aver sentito la piazza gremita intonare con lui le parole scritte da Mameli. E deve essere un'energia potentissima una piazza gremita che intona parole così profondamente incise nei nostri geni.
Percepivo la preparazione del 150º anniversario dell'unità d'Italia con un po' di distacco. Mai più pensavo che sarebbero riusciti a creare un'immagine così univoca del sentimento italiano. Ho visto paesi invasi dal tricolore, letto decine di articoli sul patrio sentimento e tutti sembrano d'accordo, appiattiti come soldatini su questo pensiero tricolore politically correct.
Parole come patrioti, patria, orgoglio, vittoria, rinascimento, sentimento nazionale girano come schegge impazzite che tutti noi contribuiamo a generare ed amplificare. Che vecchie risuonano queste parole. Retorica vuota che si riempie nell'inchiostro, nelle parole e nei cuori degli italiani.
Fare proprie parole e sentimenti che se mai hanno avuto un senso è stato per liberare l'Europa dai suoi re, principi, conti e marchesi in questo momento storico non solo è totalmente assurdo e insensato, ma può diventare pericolosamente insidioso.
Ancora una volta la “sinistra” italiana è bravissima nel fare opposizione. In opposizione alla lega che vitupera questi simboli, la sinistra decide di innalzarsi a paladina e sembra non rendersi conto che difendere simboli padani o simboli italiani sia la stessa cosa.
Dopo due guerre mondiale, il boom economico, la sudditanza alla cultura americana, la televisione, la globalizzazione, le compagnie aeree low-cost, internet che senso ha parlare di sentimento nazionale? Di sacra patria? Di tricolore? Lasciamoli all'ottocento questi simboli! Nel novecento hanno portato sofferenza, dolore e guerre. Nel nostro secolo dovrebbero essere solo memoria storica.
Disfiamoci degli obsoleti ed inutili stati nazionali e della sua simbologia. Disfiamoci della loro classe politica arpionata a-storicamente a questo straccio di potere e disposta a difenderlo con i denti, cavalcando demagogicamente un primitivo sentimento di appartenenza e identità.
Vedo un Europa come confederazione di macro-regioni. Le regioni come spazio corretto per gestire l'interesse pubblico per piccole cose concrete (strade, tutela del territorio, smaltimento rifiuti) mentre l'Europa per dare direttive comuni in grado di uniformare le macro regioni e sanare gli squilibri. Un Europa che sta insieme sotto il segno della ragione e non dell'emozione. Cittadini che decidono di star insieme perché consapevoli che insieme si sta meglio e non perché gli sia stato inculcato un cieco amore per una patria, una canzone e una bandiera variopinta.
4 mag 2011
Mindino
Il vento è freddo oggi. Un vento umido che arriva da nord. A casa Ernesto la stufa è accesa. Una stufa marrone che scoppietta per la grande fiamma. Nel forno una pagnotta di segale sta cuocendo lenta e pigra.
Casa Ernesto ha varie finestre. Da una di queste si vede la croce del Mindino in lontananza. Così è chiamato familiarmente dagli abitanti del paese all'ombra di questo monte. E' una presenza imponente che riempie costantemente il campo visivo. Simbolo della valle, presenza continua e rassicurante, ma distante allo stesso tempo. I vecchi contadini, abituati a lunghe marce nei boschi, non avevano interesse ad arrampicarsi sulle sue pareti scoscese. Lassù non crescevano né funghi né c'era legna da tagliare. Camminare solo per raggiungere una vetta era cosa da signori. Ora tutto è cambiato. Il paese è quasi deserto; i pochi ragazzi rimasti non sono più contadini, ma operai. Hanno tutti la moto o la macchina. Hanno anche scavato una strada che arriva fino in cima. La fecero quando decisero di costruire la croce. Da casa Ernesto la croce si intravede appena, sembra un palo piantato su una montagna di terra. Quante volte da bambini imitammo la forma del Mindino. Non c'era mucchio di sabbia creato nei nostri giochi senza il paletto.
Io ci sono andato lassù in cima. Ricordo ancora la prima volta. Mi portarono in macchina, con il fuoristrada appena comprato da mio zio. C'era anche mia nonna; aveva un'espressione esterrefatta nel guardare per la prima volta da vicino questa croce dopo decenni che la vedeva a forma di bastoncino. Lei ne sapeva di storie sul Mindino. Quante me ne raccontò, però non ci era mai salita. Aspettò a farlo quando quasi non riusciva più a camminare. Fu lei a dirmi che quella croce che io vedevo così imponente davanti ai miei occhi era il paletto sul mucchio di terra che si vedeva dal cortile di casa Ernesto.
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