Per la prima volta la stampa è autorizzata a filmare l'esercito americano che disinnesca delle bombe. Un giovane soldato fa una dimostrazione. È tranquillo e scherza. Non sembra una situazione pericolosa. D'improvviso l'ambiente cambia e si sposta nella vecchia cucina della casa di Viola. Una cucina piccola e buia. Qui la situazione non è così rilassata. C'è una bomba e ogni due minuti bisogna schiacciare un pulsante per impedirne lo scoppio. La stanza si svuota e resta solo Barbara. La vedo sempre più in difficoltà e mi chiede se posso aiutarla. Le rispondo negativamente ed esco rapido con questa impressione: “anche se scoppia la bomba ormai non mi colpisce più”. Scappo rapido da un qualcosa di vago cercando rifugio tra i fitti boschi violesi. Arrivo alla borgata Bianche dove sono obbligato ad attraversare la strada asfaltata, ma mentre l'attraverso mi scoprono e mi bloccano. Scendiamo tutti insieme nella piazza del paese. Mi raccontano che sono stanchi di vivere isolati e la decisione comune è di obbligare tutti ad occupare le case che sorgono sulla piazza del paese. La casa che mi appare davanti agli occhi è quella di Magna Anselma, dove a fatica, attraverso una scala scomodissima, salgono due anziani (forse i miei nonni). Io invece entro in una casa piccina con un giardino, pero sento una fastidiosa sensazione di affollamento tutto intorno a me. Iniziano i problemi. Le case non si possono cedere alle persone appena arrivate. Alessandra, la nipote di Celestina, ha una birra in mano e si ferma davanti ai gradini della chiesa alla fine della messa. Rappresenta la categoria di persone escluse dalla distribuzione delle case. Ha il cappuccio della maglia in testa.
Nella casa dove vivo arrivano d'improvviso una coppia di fratelli con le rispettive mogli. Sono qui per passare le vacanze e dicono di aver affittato la casa per un mese. Sono stranieri e io sono confuso. È vero che è stato deciso di occupare tutte le case della piazza e questa casa ormai mi spetta di diritto, però loro sono stranieri e hanno pagato regolarmente l'affitto. Non intendono andarsene. Momento di confusione nel sogno. Ora ho una sorella gemella e mia mamma dice che finalmente ha scoperto il suo nome. La madre che noi chiamiamo madre non è la nostra madre naturale, mentre quella naturale non vuole parlare con nostra madre. Poi però si lascia convincere. Il contatto è per mail, però le mail arrivano ad un anziano signore. Un uomo robusto, con occhiali dalla montatura arancione che è appena tornato da un viaggio di una settimana. Dice che ancora non ha scritto alla nostra madre naturale ma lo farà subito dopo la bici critica. Mi accorgo di essere su una bici nel mezzo di un numerosissimo gruppo di ciclisti. Una curva in salita, ma l'anziano signore si destreggia con abilità e fa una specie di radio cronaca. Mi dicono di mangiare ai rifornimenti. Mi fermo ed entro in una stanzetta buia dalle nude pareti. Riparto. Il gruppo di ciclisti è svanito e rimaniamo io e Paolo. Pedalo rapido e Paolo mi urla di aspettare. Gli dico che lo aspetterò in cima perché ho voglia di pedalare veloce su per un rettilineo in salita. Però d'improvviso cambio idea e mi fermo ad aspettarlo.
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