1 mar 2011

Eurolines



Vari zaini sulle spalle, mi muovo a fatica nella stazione degli autobus madrilena. La partenza è prevista per le 7. Sono intontito e il tabellone delle partenze non aiuta. L'autobus eurolines non si vede; aspetto impaziente perché sono le 7. Chiedo a varie persone e scopro che il pullman sta partendo. Mi precipito e vengo fatto salire controvoglia. Sono stanco e nervoso e penso di insultare, però l'idea mi imbarazza.
Mi siedo comodamente. Dormo ma l'aiutante dell'autista sveglia tutti e ci fa scendere. 30 minuti di pausa in un'area di servizio in mezzo al nulla, spazzata da venti glaciali. Il paesaggio innevato e desolato crea un'immagine surreale. Prosegue il viaggio; viso contro il finestrino, il paesaggio scorre monotono e lento tra torpore e momenti di stupore.
Un aspetto che mi sorprende è l'accanimento della polizia con questa compagnia. È vero che gli autisti sono scortesi e antipatici e la maggior parte delle persone che ancora utilizza il pullman provengono da paesi poveri, però il controllo a cui siamo stati sottoposti è eccessivo.
Il primo è alla frontiera con la Francia. Già è scesa la notte. Vari poliziotti salgono sul pullman per controllare i documenti. Siano una ventina di persone scarse, tutti mezzi addormentati. Due signore senegalesi sono fatte scendere perché non hanno i documenti in regola. Avevano pagato il biglietto per l'Italia, qualcuno o qualcosa le aspettava in Italia e per colpa di un documento sono state bloccate e sistemate chissà dove.
Il secondo controllo alla frontiera con l'Italia. Qui a fermarci sono due poliziotti insonnoliti, appollaiati sulla volante in attesa di autobus sospetti. Entrano, controllo approssimativo dei documenti e ripartiamo.
Il terzo controllo è all'arrivo a Torino. Di nuovo i documenti, poi veniamo fatti scendere con i bagagli e siamo fatti sfilare sotto il muso di un pastore tedesco. Azzanna prepotentemente uno zaino e il padrone viene preso in custodia per verifiche. I poliziotti impiegati in questa importantissima missione sono una mezza dozzina, troveranno, se tutto va bene alcuni resti di hashish nello zaino rattoppato del ragazzo marocchino.
Tutto questo ha un senso? Tante persone impiegate nel controllare una manciata di disperati in viaggio dalla Spagna all'Italia.
Si incrociano storie in queste ore seduti uno vicino all'altro. C'è la ragazza dell'est, timida, che non capisce la lingua, accalappiata dall'aiutante dell'autista che la fa sedere vicino a lui e prova ad avvicinarsi famelico ad ogni occasione. C'è il ragazzo marocchino pieno di vitalità. Ogni pausa per lui è un'occasione per fumare e bere caffè. C'è l'anziano marocchino, spaventato dalla polizia e pronto a umiliarsi servile di fronte a questi ragazzotti in divisa. C'è un vecchio coraggioso, probabilmente italiano, probabilmente andato a visitare qualche parente emigrato lontano.
A Torino nevica.

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