14 mar 2011
Viola
Madrid mi lasció con il sole, giornate calde, piene di luce. Ed eccomi sulle Alpi. Qui l'inverno è ancora protagonista assoluto, fatto di giornate corte e gelide. Oggi nevica. È bello guardare dalla finestra i fiocchi cadere su uno strato immacolato. Voglia di correre, di assaporare l'aria gelata contro le guance accaldate. Una casa, un pezzo di terra coperto dalla neve. Una borgata fatta di poche case brutte. Un'oasi di pietre e cemento ad interrompere bruscamente la forza del bosco. Questo sarà il mio spazio nei prossimi mesi.
Il tempo scorre lento, scandito dalla velocità di combustione della legna nella stufa. Una stufetta di ghisa che lascia intravedere il fuoco attraverso le mille crepe. Il fumo esce copioso ogni volta che rapido la carico. Una stanza calda e tutte le altre glaciali. La mia pelle odora a fumo di castagno, come tutto quello che mi circonda. Le piante sono scheletri, macchioline marroni sempre più piccole in un mondo di bianco. Cielo e terra si mischiano. Tutto e bianco.
Mani screpolate, tagliate. Raffreddore. Il corpo fatica ad assimilare un cambio e riprende così gli stessi problemi di adattamento della mente. Corpo e mente si mischiano esprimendo lo stesso tipo di disagio in forme diverse. Aimee Man è la colonna sonora, una sferzata completamente fuoriluogo che si sovrappone arrogante allo scoppiettio della legna umida nella stufa.
Nel frattempo fuori continua a nevicare.
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