Costanza
è una dormita in riva al lago con i dieci coinquilini della
casettina immersa in un bosco al lato dell'università. Costanza ha
il sapore delle more che ci contendevamo nelle mattinate estive.
Costanza ha il colore degli splendidi occhi smeraldo di Tania, la
ragazza ucraina che mi insegnò a nuotare nelle fredde acque del suo
lago. Costanza ha la testura dei sassolini che si configgevano nei
piedi quando passeggiavo lungo le innumerevoli spiaggette sul lago.
Costanza è il mio passato e visitarla mi ha riportato ricordi persi
nella memoria. I miei piedi ripercorrono cammini conosciuti. Pablo
cammina al mio fianco. Anche lui è invaso da una marea dei ricordi.
Ci siamo conosciuti qui a Costanza, all'università.
Ed è
proprio all'università che termina il nostro girovagare. È notte
ormai, una notte estiva e ci sediamo sulle sedie rosse di un
corridoio deserto. Anche la biblioteca è chiusa. Quante notti
passammo rinchiusi in biblioteca entusiasti della novità di trovarla aperta ventiquattro ore.
È
strana la sensazione che si prova quando il passato si incontra con
il presente. Una strana malinconia piacevole risale come un liquido caldo per il corpo e i
ricordi immancabilmente si tingono di rosa.
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