Dopo circa un'ora di sonno
una luce contro la tenda accompagnata da alcune grida mi svegliano.
“Das ist gefärlich”. È pericoloso. Non reagisco. Sono
immerso in un sonno impenetrabile. Le grida continuano e si
avvicinano. Rispondo a grugniti e senza accorgermi sono fuori dalla
tenda con i fanali della macchina che mi abbagliano. Piove. La voce mi dice che la zona dove ho messo la tenda è soggetta a caduta pietre. Non
reagisco. Il mio cervello è ancora troppo addormentato per elaborare
l'informazione. Freddi goccioloni d'acqua mi scorrono sulla schiena.
In questo momento propenderei per rimettermi a dormire dimenticandomi delle pietre. Ma il vecchio non sembra intenzionato a lasciarsi
sbolognare e mi trovo seduto sulla sua macchina alla ricerca di un
posto più sicuro. Me lo indica. Sembra il cortile di una stalla ma
mi assicura che se smonto tutto prima delle nove dell'indomani non ci
saranno problemi. Mi scarica lì, bagnato, infreddolito, assonnato.
Ritorno alla tenda nel buio. La notte conserva sempre un mistero che
la riempie di insidie. Il ponte a strapiombo sul fiume che avevo
superato senza particolari patemi con la luce del giorno, ora si fa
minaccioso. Il rumore dell'acqua sembra risucchiarmi verso il basso.
Faccio rapidamente un mucchio di tutto quanto vedo e mi carico la
tenda ancora montata sulle spalle. Passano pochi minuti e sono di
nuovo rinchiuso in tenda, bagnato infangato e completamente sveglio.
Il posto che mi ha indicato il vecchio è un pantano infangato ma non
ho più voglia di spostarmi e penso che un po' di umidità non mi
farà troppo male. Immerso nel sacco a pelo guardo il soffitto della
tenda con il gocciolio della pioggia come colonna sonora.
23 ago 2011
Svizzera in tenda
Una calda giornata di fine
agosto. Domodossola è la partenza di un giro in bici in Svizzera.
Pedalo su una strada in salita. Una salita interminabile che mi porta
sul colle del Sempione. Fa caldo. Nel tardo pomeriggio sono in cima,
sudato ed esausto, coricato su un prato. Il cielo è terso, un azzurro
intenso che fa male agli occhi. Ma la pausa è breve e quasi subito
inizia la discesa. Una strada larga costruita per facilitare il
collegamento Svizzera-Italia permette velocità che non pensavo
possibili in bici. La discesa termina a Brig, una cittadina all'ombra
dell'imponente sagoma di una montagna, probabilmente il Glishorn. Da lì inizia nuovamente la
salita. Una salita leggera. La notte si avvicina minacciosa e devo
trovare un posto per la tenda. Sono su una stradina di montagna, piccola e
poco trafficata che costeggia un precipizio senza fine. E dove non
c'è precipizio è pascolo bovino. Il primo piazzale, direttamente ai margini della strada, è quello che fa per me. Non c'è
più tempo per cercare qualcosa di migliore. Monto la tenda giusto in
tempo per evitare la pioggia. Mi addormento.
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