23 ago 2011

Svizzera in tenda

Una calda giornata di fine agosto. Domodossola è la partenza di un giro in bici in Svizzera. Pedalo su una strada in salita. Una salita interminabile che mi porta sul colle del Sempione. Fa caldo. Nel tardo pomeriggio sono in cima, sudato ed esausto, coricato su un prato. Il cielo è terso, un azzurro intenso che fa male agli occhi. Ma la pausa è breve e quasi subito inizia la discesa. Una strada larga costruita per facilitare il collegamento Svizzera-Italia permette velocità che non pensavo possibili in bici. La discesa termina a Brig, una cittadina all'ombra dell'imponente sagoma di una montagna, probabilmente il Glishorn. Da lì inizia nuovamente la salita. Una salita leggera. La notte si avvicina minacciosa e devo trovare un posto per la tenda. Sono su una stradina di montagna, piccola e poco trafficata che costeggia un precipizio senza fine. E dove non c'è precipizio è pascolo bovino. Il primo piazzale, direttamente ai margini della strada, è quello che fa per me. Non c'è più tempo per cercare qualcosa di migliore. Monto la tenda giusto in tempo per evitare la pioggia. Mi addormento.
Dopo circa un'ora di sonno una luce contro la tenda accompagnata da alcune grida mi svegliano. “Das ist gefärlich”. È pericoloso. Non reagisco. Sono immerso in un sonno impenetrabile. Le grida continuano e si avvicinano. Rispondo a grugniti e senza accorgermi sono fuori dalla tenda con i fanali della macchina che mi abbagliano. Piove. La voce mi dice che la zona dove ho messo la tenda è soggetta a caduta pietre. Non reagisco. Il mio cervello è ancora troppo addormentato per elaborare l'informazione. Freddi goccioloni d'acqua mi scorrono sulla schiena. In questo momento propenderei per rimettermi a dormire dimenticandomi delle pietre. Ma il vecchio non sembra intenzionato a lasciarsi sbolognare e mi trovo seduto sulla sua macchina alla ricerca di un posto più sicuro. Me lo indica. Sembra il cortile di una stalla ma mi assicura che se smonto tutto prima delle nove dell'indomani non ci saranno problemi. Mi scarica lì, bagnato, infreddolito, assonnato. Ritorno alla tenda nel buio. La notte conserva sempre un mistero che la riempie di insidie. Il ponte a strapiombo sul fiume che avevo superato senza particolari patemi con la luce del giorno, ora si fa minaccioso. Il rumore dell'acqua sembra risucchiarmi verso il basso. Faccio rapidamente un mucchio di tutto quanto vedo e mi carico la tenda ancora montata sulle spalle. Passano pochi minuti e sono di nuovo rinchiuso in tenda, bagnato infangato e completamente sveglio. Il posto che mi ha indicato il vecchio è un pantano infangato ma non ho più voglia di spostarmi e penso che un po' di umidità non mi farà troppo male. Immerso nel sacco a pelo guardo il soffitto della tenda con il gocciolio della pioggia come colonna sonora.

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