13 set 2011

Il coraggio del pettirosso, Maurizio Maggiani, 1995

Di giorno pedalo su stradine di montagna; di notte mi chiudo in tenda ed entro nel mondo dei sogni creato da Maggiani. Perché ogni sera accendo la piccola lampadina a dinamo e mi contorco nel sacco a pelo per riuscire a meglio tollerare i crampi al collo? Sono attratto da un'altra realtà, una realtà dove la realtà non è realtà anche se ci assomiglia terribilmente.
L'ambiente di Saverio, il protagonista del libro, è libertario e anarchico, odora a leggendario. Chi non vorrebbe passare l'infanzia nel cosmopolita porto di Alessandria d'Egitto, con una famiglia allargata fatta di immigranti italiani anarchici e libertari.
Saverio è spensierato, non ha difficoltà economiche, ha successo con le ragazze e vivacchia di contrabbando nelle vie del porto.
La morte del padre segna la fine della gioventù e il simbolico punto di inizio del libro. Viene narrata senza attribuirle particolare importanza, come se Saverio stesse semplicemente assistendo ad un avvenimento ineluttabile, deciso da un inesorabile destino. Ma con la morte del padre,  Saverio rimane senza genitori ed inizia una lunga fase di ricerca che lo riempie di passato.
Il passato ha tanti volti, un solo luogo, Carlomagno, paesello italiano sulle Alpi Apuane di cui è originaria la famiglia e un filo conduttore, un poeta, Giuseppe Ungaretti, simbolo del male nel gruppo di anarchici italiani.
Saverio non sa nulla di Carlomagno, il padre non voleva ricordi e non parlava mai della lontana Italia. Ma il suo tener lontano i ricordi è solo superficie e tra gli oggetti del padre si rinviene un libro di poesie di Ungaretti, un libro tutto consunto a testimonianza di quanto sia stato letto. È quel libro l'ultimo e l'unico legame con la patria lontana.
Ed è il poeta, che risulta essere stato amico del padre, il punto di partenza per questa lunga immersione nel passato.  Un passato emerge in tutta la sua potenza grazie ad un espediente letterario dal sapore psicoanalitico. Saverio, incapace di guarire in seguito ad un'immersione andata male, è inchiodato nel letto di un ospedale. Il dottor Mondrian vede nella scrittura della storia che ossessiona i sogni di Saverio l'unica terapia possibile. Lo sbattere dei tasti di una vecchia Remington funge così da terapia e da mezzo per portarci a conoscenza di una storia lontana, la storia di Carlomagno e di Pascal.
L'atmosfera medioevale dalle tinte fantastiche si mischia così a quella altrettanto magica di Alessandria. Conosciamo nuovi personaggi, dei personaggi ricchi di carisma, che hanno la stessa forza dei personaggi reali. C'è Cerina che ricorda lontanamente Ellen, la madre di Jack nel più conosciuto dei libri di Ken Follet. È una donna indipendente, conoscitrice delle erbe, levatrice e guaritrice. E poi c'è la figlia, Sua, ragazza coraggiosa, curiosa e sognatrice. Nel periodo delle guerre di religione, delle eresie, dell'inquisizione, dove la lettura odorava a rogo, ama i libri e decide di imparare a scriverne per tramandare la storia di Carlomagno.
Frammezzata alla storia degli antenati si fa spazio Fatiha, un'altra donna forte, una donna di Palestina, una terrorista, un medico che appare provvidenzialmente per tenere  Saverio ancorato al presente.  Saverio ha bisogno di svuotarsi della sua storia per essere pronto ad amare.

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