17 gen 2012

Semina il vento, Alessandro Perissinotto, 2011

Ne sono passati di mesi da quando in una calda serata estiva scesi dalle montagne pedalando a rotta di collo per non far tardi alla presentazione dell'ultimo libro di Alessandro Perissinotto. Interessanti le sue parole, un oratore sapiente in grado di mantenere viva l'attenzione degli ascoltatori. Anche i temi del romanzo mi erano particolarmente cari; l'amore, il ritorno ad un paesello sperduto tra le Alpi piemontesi dopo una parentesi parigina, la riflessione sulle tradizioni e sull'identità.
In queste fredde giornate invernali mi è tornato sotto gli occhi il libro e ho finalmente iniziato a leggerlo. In certi passaggi i miei occhi si sono inaspettatamente inumiditi. No, non sono particolarmente sensibile, però c'erano immagini così belle nella loro perfezione idilliaca in grado di risvegliare l'anima illusa del sognatore. L'immedesimazione era completa.
Ma scorrendo le pagine sempre più in fretta percepivo una sensazione simile a quella che si può provare trovandosi su una canoa immersa in un fiume e dopo un attimo di entusiasmo colmo di aspettativa percepire che la canoa è legata e la corsa folle verso valle non inizierà mai.
È un racconto semplice, fatto con un linguaggio semplice che gioca con luoghi comuni semplici e immediati. Tutto è stereotipato, coperto da una patina di finzione che neppure la tecnica di narrazione in prima persona sotto forma di diario riesce a dissipare. Complesso è il messaggio, l'odio, il razzismo dilagante in questa Europa che si sta tramutando in una fortezza illudendosi di difendere un rimasuglio di ricchezza e privilegi. C'è la tradizione, il senso di appartenenza, l'identità, ma Perissinotto sceglie consapevolmente la via della ipersemplificazione per rendere accessibile alla massa temi così importanti e scomodi. Il paragone con il “Vento fa il suo giro”, che non a caso è citato nello stesso romanzo è inevitabile. Le due storie, con ovvie differenze di forma si sovrappongono. Mi verrebbe da dire che è un libro da non leggere, ma in realtà sarebbe ipocrita dimenticare quegli occhi inumiditi che hanno intralciato la lettura in alcuni passaggi.

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