18 ott 2011

Democrazia

Recentemente il Corriere della sera ha pubblicato una lettera spedita dalla banca centrale europea al governo italiano nella quale sono elencate le misure da attuare per calmare il mercato. E così tali raccomandazioni sono state prontamente inserite nella manovra finanziaria. La mia prima reazione è stata di soddisfazione. Meno male che ci pensano i banchieri ad obbligare il nostro incompetente e parassitario governo a fare qualcosa di utile per migliorare la disastrata situazione economica.
Ma poi, ripensandoci, vedo che questi pensieri sono esclusivamente frutto del disprezzo verso Berlusconi e la classe politica in generale, un disprezzo però che non può nascondere la gravità di questa lettera.
Si evince che BCE e mercati finanziari hanno una forza tale da costringere e controllare l'operato dei governi. In altre parole esiste un organismo non scelto dai cittadini più forte di quanto in teoria è l'emanazione del volere dei cittadini. Paradossalmente questa cosa è sentita come positiva da una forte minoranza di cittadini stessi.
A questo punto la riflessione sul ruolo della democrazia è d'obbligo. Le persone che reggono questi organismi ci appaiono come serie e responsabili e di solito fanno egregiamente i propri interessi. Non così si può dire della classe politica.
Perché?
Gli uni sono scelti da una ristretta cerchia di persone involucrate e consapevoli. Gli altri sono scelti da una massa amorfa e facilmente condizionabile e controllabile attraverso i mass-media.
I politici hanno ben chiaro che il volere della popolazione è attenuato da questa distorsione e possono permettersi di fare scelte che vanno contro il bene pubblico. Di solito le loro decisioni sembrano arrivare dall'alto, come se loro, illuminati, decidessero per il bene di questa popolazione ignorante bisognosa della loro tutela.
L'esempio della TAV in val di Susa in questo aspetto è scuola. Qualcuno ha deciso che è necessaria. La decisione ovviamente non è frutto del confronto con la popolazione, per lo più senza mezzi per capire se effettivamente è necessaria o no. La decisione presa si propina come un dogma, un fatto ormai compiuto. Stranamente questa volta ci sono state proteste poiché qualcuno pensa che la decisione è contro il bene della comunità. A questo punto quello in un contesto dove tutte le parti in campo rispettino la capacità dell'altro di decidere, si dovrebbe aprire una trattativa, dove vengano messi in luce tutti gli elementi necessari per prendere una decisione consapevole. Fatto questo è legittimo che non tutti siano allineati sulla stessa idea e un'elezione fatta con elettori informati e consapevoli sancirebbe il da farsi. Ma non è mai così. Ci si nasconde dietro a slogan, sviluppo, progresso, costi, mafia, per mascherare il problema ed evitare che troppe persone possano capire.
E persone che non capiscono, solo in balia di slogan e simpatie personali non potranno mai votare consapevolmente, quindi il loro voto non dovrebbe essere accettato come valido. Ed è questa purtroppo la strada che stiamo imboccando. Invece di correre ai ripari e investire nell'istruzione e nella formazione, si sta portando il dibattito politico a livelli sempre più demenziali per togliere ogni tipo di legittimità al voto.
E così siamo al punto che attualmente in Italia la democrazia è solamente un'utopia fallimentare.

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