22 ott 2011

Alternative all'automobile nel cebano?

L'aumento della popolazione, il traffico, il disastro ecologico hanno reso attuale la riflessione sulla necessità di trovare un sistema di trasporto diverso dall'automobile. Il discorso coinvolge principalmente le grandi metropoli dove il problema è più evidente, ma arriverà anche nelle piccole realtà sulle spopolate Alpi.
Ma è davvero pensabile rinunciare all'automobile in paeselli di montagna dove per qualsiasi cosa bisogna scendere a valle?
Da marzo vivo a Viola, piccolo borgo sulle Alpi Marittime, senza automobile. Solitamente mi sposto in bici e a volte utilizzo il raro e scomodo trasporto pubblico.
Gli aspetti negativi della bici si vedono nella borsa da bici con abiti di ricambio, nella lentezza nel raggiungere la destinazione, nel sudore nel risalire le anguste strade di montagna, nel vento gelido che scortica la faccia, nelle automobili che sfrecciano al lato inondandoti di fumo.
Ma non tutto è negativo. La lentezza della bici può essere metafora di una scelta di vita. Smetterla di scorrazzare a velocità folle ma imprimere al ritmo di vita una lentezza necessaria per apprezzare quanto scorre sotto il naso.
I luoghi che visti dal finestrino dell'auto si fanno liquidi e indistinti a causa della velocità, in bici riacquistano una dimensione reale fatta di persone, immagini, suoni, sapori, odori. E così, tornando da una serata alla biblioteca di Mombasiglio nel mese di luglio, mi ritrovo immerso in un mare di lucciole che mi accompagnano lungo la salita. 
E sapere di avere bisogno di sforzo e tempo per spostarsi mette in discussione tutto. Non è ovviamente possibile pensare di andare a mangiare la pizza a Cuneo ogni sera, né di andare a prendere un caffè a Ceva, né di vivere a Viola e lavorare a Mondovì. Gli spostamenti devono essere ragionati e razionalizzati.
Ma riassumendo la mia esperienza personale, con il modello di vita della società attuale, la bici nei paeselli di montagna attualmente non riesce ad essere una soluzione. Per adesso i carabinieri che mi hanno fermato l'altra sera mentre stavo pedalando in piena notte hanno ragione. “La gente che gira in bici di notte non ci piace” e in effetti di notte in bici girano solo pazzi, visionari o squattrinati, categorie che rappresentano il disordine sociale e non possono certo piacere alle forze dell'ordine.

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