Ma
è davvero pensabile rinunciare all'automobile in paeselli di
montagna dove per qualsiasi cosa bisogna scendere a valle?
Da marzo vivo a Viola, piccolo borgo sulle Alpi Marittime, senza automobile.
Solitamente mi sposto in bici e a volte utilizzo il raro e scomodo
trasporto pubblico.
Gli
aspetti negativi della bici si vedono nella borsa da bici con abiti
di ricambio, nella lentezza nel raggiungere la destinazione, nel
sudore nel risalire le anguste strade di montagna, nel vento gelido
che scortica la faccia, nelle automobili che sfrecciano al lato inondandoti di fumo.
Ma non tutto è negativo. La lentezza
della bici può essere metafora di una scelta di vita. Smetterla di
scorrazzare a velocità folle ma imprimere al ritmo di vita una
lentezza necessaria per apprezzare quanto scorre sotto il naso.
I
luoghi che visti dal finestrino dell'auto si fanno liquidi e
indistinti a causa della velocità, in bici riacquistano una
dimensione reale fatta di persone, immagini, suoni, sapori, odori. E
così, tornando da una serata alla biblioteca di Mombasiglio nel mese
di luglio, mi ritrovo immerso in un mare di lucciole che mi accompagnano lungo la salita.
E sapere di avere bisogno di sforzo e tempo per spostarsi mette in discussione tutto. Non è ovviamente possibile pensare di andare a mangiare la pizza a Cuneo ogni sera, né di andare a prendere un caffè a Ceva, né di vivere a Viola e lavorare a Mondovì. Gli spostamenti devono essere ragionati e razionalizzati.
E sapere di avere bisogno di sforzo e tempo per spostarsi mette in discussione tutto. Non è ovviamente possibile pensare di andare a mangiare la pizza a Cuneo ogni sera, né di andare a prendere un caffè a Ceva, né di vivere a Viola e lavorare a Mondovì. Gli spostamenti devono essere ragionati e razionalizzati.
Ma riassumendo la
mia esperienza personale, con il modello di vita della società attuale, la bici nei
paeselli di montagna attualmente non riesce ad essere una soluzione. Per adesso i
carabinieri che mi hanno fermato l'altra sera mentre stavo pedalando
in piena notte hanno ragione. “La gente che gira in bici di notte
non ci piace” e in effetti di notte in bici girano solo
pazzi, visionari o squattrinati, categorie che rappresentano il
disordine sociale e non possono certo piacere alle forze dell'ordine.
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