Margarita
mi guarda con i suoi occhi nerissimi e indecifrabili. I capelli
corvini gocciolano sulla maglietta sporca di terra. L'odore d'umidità
mi entra nelle radici come una sferzata. È la forza incredibile dei
tropici, la forza della natura contenuta a stento dall'uomo. Qui
posso intuire come si sentiva l'uomo primitivo quando non aveva
ancora assunto il dominio totale e completo sulla natura circostante.
La
luce in tenda è fioca. Ci cambiamo vergognosi cercando di
nasconderci il più possibile allo sguardo dell'altro, ma in modo
indiscreto per non fare i bigotti. Non posso farci nulla,
immaginare i suoi occhi profondi sul mio corpo mi fa sembrare
indifeso. Non amo sentirmi indifeso di fronte a lei. Le gocce
colpiscono con forza imperiosa la tenda che oscilla in balia del
temporale tropicale. Attraverso lo stretto spioncino della tenda
osserviamo gli alberi ondeggiare e la cascata d'acqua che inonda ogni
cosa. Il vapore acqueo che entra dallo stretto spioncino mi bagna il
viso. Mi ritraggo. Gli occhi neri di Margarita sono a pochi
centimetri dai miei. Resto sconcertato da questo miscuglio di
bellezza e potenza della pioggia. Il suo alito caldo mi accarezza il
viso reso sensibile dall'umidità. Si sposta e cerca di alzarsi per cercare una lampadina. È
difficile muoversi in una tenda sballottata dal vento, senza poter
toccar le pareti bagnate. La forza di gravità dei nostri corpi
è più forte. Cade, il suo viso contro il mio, il suo
corpo avvolto in una scura tuta da lavoro contro il mio. La guardo a lungo e mi perdo nel baratro di
questa profondità senza tempo. Sono le sue mani a riportarmi
indietro. Le sue mani che scrutano il mio corpo, la sua bocca che
segue i contorni nella mia, i suoi denti che mi attirano in una
spirale di dolore e piacere. Siamo come l'acqua che ci circonda, ci
muoviamo a ritmi antichissimi, ci rigiriamo sul pavimento bagnato
della tenda, ma presto ne usciamo. C'è troppa energia per inglobarla
in una tenda scossa dalla tormenta tropicale. Ora è la volta d'acqua
il nostro orizzonte. Goccioloni così grossi e intensi che ho la sensazione di stare
nuotando. Siamo abbracciati e sento la sua pelle bagnata su ogni
centimetro del mio corpo.
Non
piove più. Siamo nudi, stiamo guardando il cielo e il pericolo di
questa situazione mi risveglia sensazioni assopite. Due corpi
indifesi alle insidie delle foresta.
Nessun commento:
Posta un commento