Giovanni e Lidia, marito e moglie, ci
vengono rappresentati nelle poche ore che vanno tra un sabato
pomeriggio e l'alba della domenica.
Il primo atto è la visita all'ospedale
di un amico morente, Tommaso. E qui la frase di Tommaso, ancora
estremamente lucido nonostante la morfina, ha il peso di un macigno:
"quante cose restano da fare. Mi viene il sospetto di essere
rimasto un po' ai margini di un'impresa che invece mi riguardava. Non
ho avuto la forza di andare a fondo".
Ed è proprio questa difficoltà a
vivere che Antonioni esplora con estrema lucidità.
Giovanni, nonostante l'immagine
dell'uomo affermato e felice, è l'emblema della passività. Non si
accorge o non è interessato alla sofferenza di Lidia. Quanto
all'ospedale una ninfomane lo attira nella sua abitazione, lui non fa
nulla per opporsi e si lascia trascinare passivamente da questa
grande forza senza realmente capirne il motivo.
Poi si trascina alla presentazione di
un suo libro dove viene risucchiato nel mondo letterario milanese. E
mentre viene sbalottato da un discorso all'altro, Lidia gironzola per
le strade deserte di Milano. Stacca l'intonaco di una casa in rovina,
lancia occhiate ai pochi passanti, interrompe una lite tra due
ragazzi, osserva uno spettacolo pirotecnico creato da un gruppo di
ragazzi. Ma sono tutte situazioni senza una reale importanza che
sembra semplicemente osservare in modo distaccato quasi non fosse lei
a compierle. Sono situazioni che si trascinano lente e stanche.
Sembra non accada nulla.
Giovanni, tornato a casa, non capisce
l'ingiustificata assenza della moglie. La cerca per un po' e poi si
addormenta. Quando finalmente Lidia lo chiama per farsi venire a
prendere, Giovanni non affronta minimamente i motivi della sua
ingiustificata fuga.
I due finiscono in un locale per non
restare a casa. È un locale deserto dove guardano il sensuale
balletto di una ballerina nera; il vago tentativo di Lidia di
instaurare un dialogo con il marito viene eluso stancamente da lui.
Il climax finale si raggiunge alla
festa nella ricca mansione di un industriale milanese. Qui Giovanni
rimprovera alla moglie di non riuscire mai ad essere felice. Lei si
aggira come un fantasma tra gli invitati, incapace di mischiarsi
all'ambiente.
Lui seduce Valentina, l'annoiata figlia
dei padroni di casa, una giovane ragazza disillusa e solitaria.
Lidia assiste alla scena ma continua
nel suo girovagare solitario. Accetta un invito in macchina di uno
sconosciuto che cerca di conquistarla, però quando l'uomo prova a
baciarla si tira indietro.
Un breve dialogo tra Lidia e Valentina
evidenzia le paure di Lidia. Non è in grado di gestire il passare
del tempo e la mancanza di significato della vita.
Questo dialogo confluisce naturalmente
alla confessione finale in cui Lidia dice a Giovanni di non amarlo
più. È l'unico momento dove l'atmosfera narcolettica del film viene
scalfita. Trapela infatti con forza la disperazione di Lidia che non
sa vivere senza amare Giovanni, ma non riesce più ad amarlo.
La conclusione, fatta dell'immagine dei
due sposi che si baciano appassionatamente coricati sull'erba, lascia
aperto un lieve alito di speranza.
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