15 ott 2011

La notte, Michelangelo Antonioni, 1961

con Marcello Mastroianni, Jeanne Moreau, Monica Vitti, Bernhard Wicki, Rosy Mazzacurati, Maria Pia Luzi

Giovanni e Lidia, marito e moglie, ci vengono rappresentati nelle poche ore che vanno tra un sabato pomeriggio e l'alba della domenica.
Il primo atto è la visita all'ospedale di un amico morente, Tommaso. E qui la frase di Tommaso, ancora estremamente lucido nonostante la morfina, ha il peso di un macigno: "quante cose restano da fare. Mi viene il sospetto di essere rimasto un po' ai margini di un'impresa che invece mi riguardava. Non ho avuto la forza di andare a fondo".
Ed è proprio questa difficoltà a vivere che Antonioni esplora con estrema lucidità.
Giovanni, nonostante l'immagine dell'uomo affermato e felice, è l'emblema della passività. Non si accorge o non è interessato alla sofferenza di Lidia. Quanto all'ospedale una ninfomane lo attira nella sua abitazione, lui non fa nulla per opporsi e si lascia trascinare passivamente da questa grande forza senza realmente capirne il motivo.
Poi si trascina alla presentazione di un suo libro dove viene risucchiato nel mondo letterario milanese. E mentre viene sbalottato da un discorso all'altro, Lidia gironzola per le strade deserte di Milano. Stacca l'intonaco di una casa in rovina, lancia occhiate ai pochi passanti, interrompe una lite tra due ragazzi, osserva uno spettacolo pirotecnico creato da un gruppo di ragazzi. Ma sono tutte situazioni senza una reale importanza che sembra semplicemente osservare in modo distaccato quasi non fosse lei a compierle. Sono situazioni che si trascinano lente e stanche. Sembra non accada nulla.
Giovanni, tornato a casa, non capisce l'ingiustificata assenza della moglie. La cerca per un po' e poi si addormenta. Quando finalmente Lidia lo chiama per farsi venire a prendere, Giovanni non affronta minimamente i motivi della sua ingiustificata fuga.
I due finiscono in un locale per non restare a casa. È un locale deserto dove guardano il sensuale balletto di una ballerina nera; il vago tentativo di Lidia di instaurare un dialogo con il marito viene eluso stancamente da lui.
Il climax finale si raggiunge alla festa nella ricca mansione di un industriale milanese. Qui Giovanni rimprovera alla moglie di non riuscire mai ad essere felice. Lei si aggira come un fantasma tra gli invitati, incapace di mischiarsi all'ambiente.
Lui seduce Valentina, l'annoiata figlia dei padroni di casa, una giovane ragazza disillusa e solitaria.
Lidia assiste alla scena ma continua nel suo girovagare solitario. Accetta un invito in macchina di uno sconosciuto che cerca di conquistarla, però quando l'uomo prova a baciarla si tira indietro.
Un breve dialogo tra Lidia e Valentina evidenzia le paure di Lidia. Non è in grado di gestire il passare del tempo e la mancanza di significato della vita.
Questo dialogo confluisce naturalmente alla confessione finale in cui Lidia dice a Giovanni di non amarlo più. È l'unico momento dove l'atmosfera narcolettica del film viene scalfita. Trapela infatti con forza la disperazione di Lidia che non sa vivere senza amare Giovanni, ma non riesce più ad amarlo.
La conclusione, fatta dell'immagine dei due sposi che si baciano appassionatamente coricati sull'erba, lascia aperto un lieve alito di speranza.

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