10 nov 2011

Autarchia

Un tavolo alto, lungo, costellato da alti sgabelli vuoti. Una birra rosso intensa, dal sapore fortemente speziato. Profumo di cannella. Dario parla di una casa. Una casa per raggiungere una forma di indipendenza dal sapore ad autarchia. Produzione di cibo e di energia per staccare la spina dalla società esterna. Un rifugio per raggiungere la possibilità di vivere senza necessità di lavorare. Le sue parole mi colpiscono, sono vergate laceranti al mio fragile equilibrio. Mi sta indicando la strada che da tanto sto cercando? L'entusiasmo cresce incontrollato e mi blocca in gola domande critiche che potrebbero mettere in discussione l'idea. Visualizzo questa immagine e come tutte le immagini astratte sul mio futuro è fatta solo di colori allegri. Una casa umile, povera, con un'unica grande stanza. Una casa perfettamente isolata, dal tetto di salice con grandi vetrate orientate verso sud. Energie rinnovabili per la produzione di energia. Tutto attorno bosco. Un bosco differenziato, fatto di alberi da frutta di svariate qualità, da alberi frondosi e da una zona per l'orto. Possibilmente una sorgente o un pozzo. Un pollaio pensato per consentire la massima indipendenza alle galline.
La casa dovrebbe sorgere vicino ad una città interessante ma non troppo grande. Varie sono le possibilità, ma la via più praticabile è Cuneo che unisce radici ad uno splendido ambiente alpino. È davvero possibile però arrivare all'indipendenza completa per poi occuparsi di altre cose? E quali sono queste altre cose?
Non si tratta invece di una scelta professionale mascherata, quella di fare il contadino, seppure magari non a tempo pieno.

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