Un tavolo alto, lungo,
costellato da alti sgabelli vuoti. Una birra rosso intensa, dal
sapore fortemente speziato. Profumo di cannella. Dario parla di una
casa. Una casa per raggiungere una forma di indipendenza dal sapore
ad autarchia. Produzione di cibo e di energia per staccare la spina
dalla società esterna. Un rifugio per raggiungere la possibilità di
vivere senza necessità di lavorare. Le sue parole mi colpiscono,
sono vergate laceranti al mio fragile equilibrio. Mi sta indicando la
strada che da tanto sto cercando? L'entusiasmo cresce incontrollato e
mi blocca in gola domande critiche che potrebbero mettere in
discussione l'idea. Visualizzo questa immagine e come tutte le
immagini astratte sul mio futuro è fatta solo di colori allegri. Una
casa umile, povera, con un'unica grande stanza. Una casa
perfettamente isolata, dal tetto di salice con grandi vetrate
orientate verso sud. Energie rinnovabili per la produzione di
energia. Tutto attorno bosco. Un bosco differenziato, fatto di alberi
da frutta di svariate qualità, da alberi frondosi e da una zona per
l'orto. Possibilmente una sorgente o un pozzo. Un pollaio pensato per
consentire la massima indipendenza alle galline.
La casa dovrebbe sorgere
vicino ad una città interessante ma non troppo grande. Varie sono le
possibilità, ma la via più praticabile è Cuneo che unisce
radici ad uno splendido ambiente alpino. È davvero possibile però arrivare all'indipendenza completa per poi occuparsi di altre cose? E
quali sono queste altre cose?
Non si tratta invece di
una scelta professionale mascherata, quella di fare il contadino,
seppure magari non a tempo pieno.
Nessun commento:
Posta un commento