G. Perché mi racconti
queste cose, inizi così e continuerai a parlarmi del tempo o di come
stanno cambiando le cose. Stai diventando patetico.
F. Ho scelto una decina di
cose e mi sono infilato in una cabina di prova. Nessuna di queste mi
piaceva realmente. Lì fuori c'era una commessa con una montagna di
roba da piegare. Mi sono avvicinato colpevole e le ho smollato i
dieci pezzi che avevo provato. Mi ha sorriso e ringraziato.
G. Come? Invece di
insultarti ti ha sorriso e pure ringraziato.
F. Si, è stata ben
istruita. Il cliente ha sempre ragione. E io ho sorriso tra me e me
vedendo l'enorme montagna di roba. Ma questa immagine non mi ha più
abbandonato. Me la sono portata a casa e ora ho dovuto raccontartela.
G. Ma questa dannata tuta
l'hai comprata? E perché mai ti servirebbe una tuta?
F. No, non l'ho comprata.
Ma cosa dico, non è questo il punto. La commessa era vestita come
tutte le altre commesse, come tutte le commesse di Decathlon che ci
sono nel mondo. Una ridicola divisa azzurra e bianca. Il suo compito
è piegare roba. Non ha senso, non le viene nulla da questa attività
a parte una manciata di euro a fine mese.
G. E dici nulla? Si
chiamano lavoro e stipendio. Non farla tanto drammatica, tutti siamo
in questa situazione.
F. E in più deve pure
ringraziare per avere un lavoro. Tutto questo è surreale.
G. Quanto sei noioso oggi.
Ho mal di schiena, voglio alzarmi. Non ho più voglia di stare a
letto. E tutto il giorno che siamo qui. Non sopporto questo tuo
eterno teorizzare. La consapevolezza non porta a nulla e ti impedisce
di goderti la vita. Me ne vado. Passami i pantaloni.
Nessun commento:
Posta un commento