22 nov 2011

Lavoro

F. Ieri sono andato da Declathon, volevo comprarmi una tuta.

G. Perché mi racconti queste cose, inizi così e continuerai a parlarmi del tempo o di come stanno cambiando le cose. Stai diventando patetico.

F. Ho scelto una decina di cose e mi sono infilato in una cabina di prova. Nessuna di queste mi piaceva realmente. Lì fuori c'era una commessa con una montagna di roba da piegare. Mi sono avvicinato colpevole e le ho smollato i dieci pezzi che avevo provato. Mi ha sorriso e ringraziato.

G. Come? Invece di insultarti ti ha sorriso e pure ringraziato.

F. Si, è stata ben istruita. Il cliente ha sempre ragione. E io ho sorriso tra me e me vedendo l'enorme montagna di roba. Ma questa immagine non mi ha più abbandonato. Me la sono portata a casa e ora ho dovuto raccontartela.

G. Ma questa dannata tuta l'hai comprata? E perché mai ti servirebbe una tuta?

F. No, non l'ho comprata. Ma cosa dico, non è questo il punto. La commessa era vestita come tutte le altre commesse, come tutte le commesse di Decathlon che ci sono nel mondo. Una ridicola divisa azzurra e bianca. Il suo compito è piegare roba. Non ha senso, non le viene nulla da questa attività a parte una manciata di euro a fine mese.

G. E dici nulla? Si chiamano lavoro e stipendio. Non farla tanto drammatica, tutti siamo in questa situazione.

F. E in più deve pure ringraziare per avere un lavoro. Tutto questo è surreale.

G. Quanto sei noioso oggi. Ho mal di schiena, voglio alzarmi. Non ho più voglia di stare a letto. E tutto il giorno che siamo qui. Non sopporto questo tuo eterno teorizzare. La consapevolezza non porta a nulla e ti impedisce di goderti la vita. Me ne vado. Passami i pantaloni.

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