Poche case di pietra. Quasi tutte disabitate. Il bianco della neve. Il marrone dei castagni spogli. Sono camminate solitarie in questo bosco sconosciuto. Una valle stretta, isolata.
Una radura si affaccia davanti ai miei occhi. Uno spazio sepolto tra alberi fitti. Due occhi antichi mi osservano. Mi fermo. Sono occhi diffidenti, abituati a proteggere il territorio. La radura è coperta di crescione, un'insalata piccante che nasce nell'acqua. Ha un cestino con sé; lo riempie veloce. Si allontana rapida. Ora è l'artemisia. Siamo in un prato soleggiato. La neve si è sciolta quasi completamente. La borragine, le foglie di primule. Tutte le erbe hanno una storia. Storia che vengono dalla sua infanzia. La seguo ancora. Vive vicino ad un piccolo ruscello. Sono irrimediabilmente attratto da questo spazio buio che si apre di fronte a me. Uno spazio fatto di cemento al suolo, finestrelle piccole, sedie sparpagliate attorno ad un tavolo coperto da una cerata plasticosa.
Marmellate, liquori di erbe, barattoli con erbe secche occupano l'unico scaffale della cucina.
Il fuoco si accende rapido. Parla in un piemontese scarno, essenziale, interrotto da sorrisi duri. Per lo più è silenzio. Il silenzio della notte, il silenzio della casa.
Cosa stai cercando, mi chiede. Non so risponderle. Mi siedo e la guardo aggirarsi tra le pentole. Ma cosa faccio seduto su una sedia a casa di una vecchia contadina. Mi guardo le mani. Non so alzarmi.
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