Il
buio vince la società dell'immagine.
Sono
entrato in grotta un paio di volte, molti anni fa. Non ci sono mai
più tornato.
Ho
incontrato Andrea Gobetti in due occasioni. La prima volta è stata
sotto un tendone piazzato in una radura sulle Alpi marittime. Vari
speleologi mangiavano, bevevano, chiacchieravano nel freddo di una
nottata estiva a 2000 m. Io, sepolto da coperte, ascoltavo e sognavo.
A notte inoltrata entrò Andrea. Ancora non sapevo chi fosse questo
anziano signore sudato, sporco che ruttava con diletto e parlava
aforisticamente. Disse poche parole con una voce roca, profonda.
La
seconda volta è stata a Garessio, alla festa della montagna dove si
proiettava un suo documentario. Era vestito elegantemente. Anche qui
parlò poco. Introdusse il documentario in tono scanzonato, ironico.
Speleologo
dovrebbe essere chi, vivendo a contatto con il mondo sotterraneo,
comunica ciò che grazie a questa sua esperienza particolare, vede,
sente, pensa o prova, attraverso tutti i mezzi di espressione capaci
di essere capiti dagli altri. Il contributo dello speleologo non
dovrebbe andare tanto a beneficio della scienza, quanto più in
generale della cultura.
E
la speleologia che cosa combina alla mente umana? Attraverso un
oscuro dedalo di fiumi sotterranei, la introduce al cospetto del
mistero primordiale del destino e laggiù la rende conscia di non
sapere che cosa accadrà, cosa ci verrà incontro, per quale strada
andranno i nostri passi. Davanti al problema dell'ignoranza del
futuro nessun'altra attività umana, dalle superstizioni
cartomantiche alle assicurazioni sulla vita, dal gioco in borsa alla
religione, niente mi pare altrettanto onesto di quello scomodo essere
trascinati nel cuore della terra da un mistero più grande di noi.
Onesto perché faticoso e disinteressato.
Queste
due frasi sono l'essenza del libro, l'essenza che lo rende
accattivante anche a chi non ha mai messo piede in una grotta e non
si interessa di speleologia. Per Gobetti infatti la speleologia non è
scienza morta ma è vita, cultura, filosofia, amore. Le grotte sono
il punto centrale perché ha passato la gran parte della vita
strisciando nei loro scuri e umidi cunicoli, calandosi negli abissi,
spaccandosi le unghie per allargare i passaggi, cercando di
percepirle in tutta la loro forza in prolungati bivacchi nel cuore
della terra. Ma non si tratta di una fredda relazione di studio, di
una relazione tra scienziato e cavia. È un intensissimo rapporto
d'amore che lo ha cambiato, che ha influenzato il suo modo di
percepire il mondo. La speleologia diventa così filosofia di vita.
Non
c'è niente di così bello nell'alpinismo e da nessun'altra parte
come il fantasticare dello speleologo su un abisso appena scoperto,
quando l'unico dato è una pietra caduta per tanti secondi. Allora si
ipotizzano saloni e torrenti, congiunzioni con altre grotte,
risorgenze; si pregustano le punte e persino le grandi baldorie che
seguono il felice esito di tutte le esplorazioni.
Negli
anni caldi delle proteste giovanili alcuni ragazzi sognatori,
anarchici, idealisti decidono di portare la protesta in un'altra
direzione. Questi ragazzi superano di slancio convenzioni sociali,
conformismo, autorità e si lanciano verso la libertà. Cercano le
montagne ma non sono attirati verso l'alto, verso la punta; una forza
misteriosa li spinge verso il basso, decidono che le frontiere del
mondo si sposteranno verso il basso, verso il centro della terra.
Avventura,
esplorazione pura. Questa è la magia del libro. Ci sono emozioni
forti, l'emozione che nasce di fronte a strade sotterranee nuove, a
percorsi sconosciuti. La scoperta di un nuovo mondo. E la
condivisione di esperienze così intense crea stupendi legami di
amicizia che rende magici i lunghi campi estivi da dove iniziavano
queste dissennate esplorazioni.
Quando
il buio si può attraversare solo attraverso un tenue fascio di luce
e le paure più inconsce vengono fuori in tutta la loro forza
misteriosa si vede la forza dell'essere umano.
Lì
per la prima volta toccai le frontiere dell'inesplorato; hic sunt
leones, leoni, spiriti, mostri con cui si popola sempre quello che
non si conosce.
Calarsi
nel buio, nell'ignoto, sapendo di fare una cosa che nessun altro
essere umano ha mai fatto è decidere di oltrepassare limiti mentali
e fisici fortissimi. Incoscienza, pazzia, curiosità. Questo è
Gobetti ed è questo che ci arriva attraverso un linguaggio vivo,
diretto. Esperienze
dure, avventure pericolose che sempre possono trasformarsi in
tragedia, scoperte importantissime con ripercussioni sulla nostra
società vengono narrate in tono gobettiano, un tono sarcastico di
chi sembra essere restato bambino e non vuole prendersi
particolarmente sul serio. Questo è il prezioso insegnamento
implicito del libro. Speleologi che sono la storia vivente della
speleologia dimostrano la loro grandezza con la capacità di
camminare in punta di piedi, senza enfasi né autoreferenzialità.
Questo
libro è una porta che si apre verso gli abissi, una calamita che ci
mettiamo in corpo e ci attrarrà verso il centro della terra e/o la
profondità dell'anima.
Per
Irene, che mi ha fatto conoscere personaggio e ambiente.
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