Sguardo rivolto verso un bidone dell'immondizia. Grandi occhiali marroni. Espressione cupa o assorta. Maglietta bianca a righe orizzontali blu, jeans attillati a vita bassa. Un maglione di lana blu a rombi rossi e bianchi appoggiato sul braccio destro. Una mano che trattiene un filo immaginario che sale dal suolo. Capelli neri, scarmigliati, cascano alla rinfusa sul viso. Lo sfondo a questa rappresentazione di bellezza pura è una grande casa dal muro giallo, scrostato, interrotto da due finestrotti con veneziane verdi.
In primo piano un corpo appoggiato ad un muretto. Il mio corpo. Un corpo piegato sulla macchina fotografica, un corpo che cerca di inquadrare un'immagine lontana che noi non vediamo. La parte destra della foto è interamente occupata da un muro di pietra che si infrange sul muro giallo e scrostato della casa. Un paio di giacche sono ammonticchiate sul muretto di pietra. Per riempire il campo immaginativo di dettagli, c'è il palo di una lanterna e alcuni fili della luce che dondolano stancamente a mezz'aria, una coppia di bidoni dell'immondizia. Uno in primo piano che copre parzialmente il corpo della ragazza, uno sullo sfondo. Poi uno spezzone di cancellata, una lanterna appesa al frontone di un edificio, alcuni cespuglietti secchi incastonati nelle pietre del muro di pietra.
È una foto, scattata in riva al mare, nel vecchio borgo di pescatori Boccadasse a Genova. Un'immagine che descrive con precisione una situazione, un ambiente. Le parole utilizzate per cercare di imitare la descrizione della foto sono insufficienti per rendere un'immagine mentale altrettanto nitida. Infatti le parole non possono fare concorrenza all'immagine, resterebbero solo una brutta copia. Le parole devono creare altri mondi, altre immagini, altre realtà. Far sognare o riflettere o sbadigliare.
Dal punto di vista della pietra incastonata nel muro.
Come sono stretta. Schiacciata sotto tutto questo peso. Il vento di mare mi solletica, instancabile, da quando una pala ha rimosso la terra che avevo attorno e delle grosse mani mi hanno sistemata qui in riva al mare. E così ho imparato cosa sono le onde, cos'è il cielo, la luce, il sole. E soprattutto cosa sono gli uomini che da quando mi hanno messa lì continuano a girarmi attorno. Anche adesso ce ne sono due che mi guardano. Uno ha uno strano oggetto in mano ed è piegato verso di me come se ne fosse attratto. Ma non capisco cosa voglia da me, io non gli ho fatto nulla. Sarà forse la mia bellezza ad attrarlo? Perché tutti gli umani hanno l'abitudine di puntare questo strano oggetto verso la bellezza. Sarà un filtro che hanno per riuscire ad apprezzare la bellezza?
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