11 dic 2011

Cachi



L'autunno, momento di lunghe passeggiate nelle corte giornate di sole che danno l'illusione di riuscire a sfuggire all'inverno. Nei giardini abbandonati di vecchie case, nei giardini curati di villette a schiera, gli alberi di cachi che durante l'estate si notano appena, ora sono una presenza imponente con il loro carico di frutti di un arancione intenso che contrasta terribilmente nel grigiore cupo circostante.


Caratteristiche
I cachi hanno un alto tenore calorico: 100 grammi di cachi forniscono all'incirca 65-70 kcal (equivalenti a circa 272 kJ). L'acqua costituisce circa l'80%, gli zuccheri il 16-18%, le fibre il 2,5%, le proteine lo 0,6% e i grassi lo 0,3%.
Tra i sali minerali, il primato in termini di quantità va al potassio (ca. 161-170 mg %), minerale che conferisce al cachi le spiccate proprietà diuretiche. Poi il fosforo (20 mg %), il magnesio, il calcio ed il sodio; solo in tracce si ritrova il selenio ed il manganese. Il cachi è ricco anche di beta-carotene, precursore della vitamina A. I pigmenti (licopene e xantine) agiscono sinergicamente con la provitamina A, potenziandone l'azione finale (antiossidante e possibile prevenzione dalle malattie cardiovascolari).
Il cachi acerbo è una miniera di tannini, ai quali sono ascritte le note proprietà astringenti: la fastidiosa percezione di avere la bocca legata è dovuta proprio alla componente tannica. Durante la maturazione, la quantità di tannini si riduce fortemente e gli zuccheri, fruttosio e glucosio, aumentano.


Proprietà
Il cachi è piuttosto energetico per la grande quantità di zuccheri che ne rendono il consumo sconsigliato per chi soffre di diabete o di obesità, ma raccomandato in caso di inappetenza, stress psicofisico e sport.
Il frutto del cachi dovrebbe essere consumato crudo in modo da garantire un buon apporto in termini di vitamine e sali minerali. Per la presenza del potassio, il cachi è considerato un buon diuretico e depurativo, mentre le fibre lo rendono un ottimo rimedio naturale contro la stitichezza.
Esercita un'importante attività protettiva nei confronti di milza, pancreas, stomaco ed intestino tenue.
Qualcuno dice che sia un ottimo rimedio naturale sia per la tosse, che per il singhiozzo.

L'albero
Il cachi è originario della regione asiatica, probabilmente della Cina, dove è coltivato da oltre 3000 anni e si conoscono circa 900 varietà. Più di un millennio fa si è esteso dalla Cina verso i paesi limitrofi, trovando larga diffusione nel vicino Giappone. In Europa invece è arrivato alla fine del Settecento, ma solo come pianta ornamentale.
Il primo albero di cachi in Italia fu piantato nel giardino di Boboli a Firenze nel 1871. L’albero del cachi è oggi considerato anche “l'albero della pace”, perché dopo il devastante bombardamento atomico di Nagasaki, sopravvissero soltanto alcuni alberi di questo frutto.
Le piante di cachi hanno una crescita lenta ma possono raggiungere notevoli dimensioni e avere una lunga vita. Uno dei più vecchi esemplari presenti in Giappone supera i venti metri d’altezza e si stima abbia un’età di seicento anni. Solitamente però durano all'incirca quarant'anni e raggiungono un'altezza di una decina di metri.
Le foglie ampie, di colore verde lucido, formano una chioma ampia e folta. E’ una pianta che ama la luce, conviene quindi scegliere posizioni soleggiate a mantenere distanze adeguate da altri alberi per assicurarne uno sviluppo ottimale. 
Il cachi è una pianta da frutto adattabile, poco esigente, facile da coltivare, che ben si adatta alla coltivazione in giardino, anche per le caratteristiche ornamentali. In Cina e in Giappone il cachi è considerato l’albero delle sette virtù: la prima è la sua lunga vita, la seconda la grande ombra, la terza la mancanza di nidi tra i rami, la quarta l’assenza di tarli nel legno, quinta la possibilità di giocare con le sue foglie indurite dal gelo, sesta la qualità delle foglie da cui si ricava un bel fuoco, ultima la possibilità di usare le foglie come concime per la terra.
Si adatta un po’ a tutti i tipi di terreno, anche argillosi o alcalini (ricchi di calcare), resiste bene alle basse temperature (fino a -10/-15 C°), anche se può subire danni per gelate primaverili o se si verificano abbassamenti di temperatura in autunno, quando i frutti sono ancora sulla pianta.
Concimazione: in generale è sufficiente una concimazione “standard” distribuendo prima della fioritura (maggio) circa 1 kg per pianta adulta di un concime complesso contenente azoto, fosforo, potassio in rapporti circa equivalenti.
Irrigazione: è abbastanza resistente alla siccità, anche se naturalmente si avvantaggia di apporti idrici nei periodi più siccitosi.
Potatura: non è indispensabile una potatura minuziosa, basta eliminare qualche branchetta di due-tre anni, che hanno già prodotto, e diradare i rami di un anno, che porteranno la nuova fruttificazione.
Avversità e difesa: l’unico insetto che può veramente danneggiare la produzione è la mosca della frutta, presente nelle aree meridionali. Tronco e branche possono essere attaccate dalla Sesia, un “tarlo” che scava gallerie nel legno. La difesa si basa su interventi manuali, asportando la corteccia e uccidendo le larve. Si possono anche eseguire spennellature del tronco con calce per contenere gli attacchi.


Fiori
La biologia fiorale del chachi è complessa e variabile. Sulla pianta delle diverse varietà si trovano tre tipi di fiori:
- fiori femminili, che non producono polline per sterilità degli stami
- fiori maschili, producono polline ma non fruttificano poiché l’ovario va incontro ad aborto
- fiori ermafroditi, con ovario e stami normali


Frutti
La fruttificazione può avvenire per fecondazione dell’ovario e formazione dei semi, oppure senza la fecondazione, dando origine a frutti privi di semi (partenocarpici).
La presenza dei semi può influenzare il contenuto dei tannini nei frutti, sostanze che rendono la polpa astringente e commestibile solo in seguito all’ammezzimento (periodo di post-maturazione dopo la raccolta).
La pianta più diffusa, il “kaki-tipo”, presenta solo fiori femminili. In questo caso la fruttificazione avviene senza la fecondazione dell’ovario e si formano frutti privi di semi che alla raccolta sono astringenti. Se viene impollinata da un’altra cultivar, come il cachi “Vainiglia” che presenta sia fiori femminili che maschili, si possono formare frutti con semi che risultano immediatamente eduli alla raccolta.
Altre cultivar sono invece sempre eduli alla raccolta, indipendentemente dalla presenza dei semi, come il cachi ”Hana Fuyu”.


Raccolta
L’operazione più impegnativa è la raccolta che va eseguita al momento giusto: non troppo anticipata, poiché i frutti immaturi sono di peggiore qualità e vanno incontro ad alterazioni, non troppo tardiva, quando i frutti iniziano a rammollire, perché aumenta il rischio di infezioni fungine. Il momento corretto è quando il colore è arancio, senza nessuna striatura verde. Dove l'inverno è inclemente, è importante che avvenga prima delle prime gelate notturne.
Il frutto è molto delicato, va staccato col calice e riposto in cassette ad uno strato. I frutti delle varietà astringenti come il kaki-tipo non si possono consumare immediatamente alla raccolta, poiché la polpa è fibrosa e fortemente astringente. Solo dopo un periodo di post-maturazione (ammezzimento) il frutto diventa morbido, la polpa gelatinosa e dolce.
Per accelerare la perdita dell’astringenza si possono mischiare ai cachi delle mele che producono etilene, una sostanza gassosa che stimola la maturazione.

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