6 dic 2011

Risveglio della val Mongia


Sono le 5h30 di un freddo mattino di dicembre quando inforco la bici per ridiscendere lungo il Mongia ed arrivare alla città più vicina per prendere il treno. La notte è ancora la padrona assoluta. Eppure la valle si sta potentemente svegliando. Le prime finestre illuminate sono una sorpresa, ma poi vedo che quasi ogni casa lungo la strada ha almeno una finestra illuminata. La luce fioca che filtra a fatica attraverso le persiane chiuse sembra riscaldare leggermente la notte gelida e sottolinea la difficoltà di strapparsi alle coperte. Mi immagino facce ubriache dal sonno che si trascinano in queste grandi case di montagna per prepararsi alla nuova giornata. Sono visi di contadini, di operai, di studenti. La sveglia è il richiamo al quale non ci si può sottrarre. Di tanto in tanto un automobile mi sorpassa lentamente. La persona al volante si strofina gli occhi per capire se si tratta di un miraggio o davvero c'è una bici che scende nella notte. E poi arrivo a Ceva, la “città”. Qui la vita è già iniziata. Sono le 7h00, un gruppetto di ferrovieri beve un caffè prima di iniziare il turno, varie macchine sono forme al semaforo, un rumore di serranda che si alza.

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