Due ragazzini si aggirano
per le strade e nei bar cercando di vendere sigarette di
contrabbando. Bastano poche immagini per introdurci in un quartiere
povero e degradato di Glasgow. Questa volta l'analisi sociale di Ken
Loach è incentrata sugli adolescenti e in particolare su Liam, un
ragazzino quindicenne dalla vita particolarmente difficile. La madre
è in prigione, la sorella è una ragazza madre, il patrigno è uno
spacciatore che lo maltratta. Ci sono tutti gli ingredienti per
creare un emarginato o un delinquente. E invece ci sorprende la forza
morale del ragazzo, che nonostante debba remare contro forze enormi
non si arrende. È anche questa la forza del film. Giocando sul fatto
che si tratta di ragazzini, l'atmosfera non è quella mesta, triste,
disperata che ci si attende da una simile rappresentazione di degrado
sociale, ma rispecchia l'entusiasmo e la voglia di divertirsi e di
sognare di Liam.
In un ambiente violento si
introduce la presenza angosciante di un coltello che dal momento
dell'ingresso in scena evoca una tragedia. Flipper, il migliore amico
di Liam, glielo offre per celebrare il loro nuovo lavoro da
spacciatori. Liam lo rifiuta, però quando gli viene di nuovo
offerto, questa volta dalla banda di spacciatori di cui è diventato
membro, accetta il regalo. Stringo i cuscini della poltrona pensando
che la tragedia incomba nello scontro con l'amico del cuore, però
Ken Loach ce la risparmia. Inaspettata arriva alla fine del film,
proprio nel giorno in cui Liam compie sedici anni.
Il film ha la forza di
trascinarci completamente nella storia. Ne siamo inglobati, sommersi
e viviamo la stessa angoscia e impotenza dei protagonisti.
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