22 dic 2011

Dialongando con le rughe


Un'intervista ad un vecchio alpino scorre lapidaria sullo schermo del mio computer. È il viso di un vecchio di novant'anni che guarda dritto nella telecamera raccontando i drammatici momenti della ritirata di Russia. Il suo viso, la sua espressione, il suo sguardo sono chiaro riflesso della sua esistenza. Raccontano una vita ricca, dura, combattuta, interessante. Parlano di una consapevolezza di chi sa che è arrivato alla fine e ci va incontro sereno. Parlano di accettazione. Non ci sono rimpianto, rimorsi, rabbia, tristezza, solo una pacata accettazione. Quante cose riesce a comunicare uno sguardo. Mi torna in mente il giochetto a cui mi ero abituato nel metro di Madrid; cercavo gli sguardi per capire una vita estranea. I vecchi erano le mie prede privilegiate. Sui loro visi, sui loro sguardi la vita ha inciso la sua traccia profondamente. Ci sono tracce che riempono di energia e senso di pace. Ci sono tracce che parlano di vite vuote, noiose, rabbiose, piene di rimpianti. Ecco, è qui che voglio arrivare. Vorrei che tra qualche lustro, quando qualche sciocco curiosone scruterà le mie rughe, ci vedesse preziosi spunti per sognare. 
Ma quale sarà la strada per arrivare a quelle rughe?

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