7 dic 2011

Tempo


Il treno procede lento. La destinazione è Albinia, un paesello sperduto nel cuore della Maremma. Davanti a noi varie ore di treno. E io mi sono premunito, una decina di album nell'mp3, due giornali appena comprati all'edicola della stazione, qualche libro. Mi siedo e ancora prima della partenza del treno sono già immerso nella prima pagina di Repubblica. Sono distratto. Salto tra le righe di articoli che in realtà non mi interessano, però non mollo la presa. Mica posso perdere tempo! Continuo. Ora sono le pagine del Manifesto con l'ottima melodia dei Massive Attack nelle orecchie, più per isolarmi che per godermela. Ma neppure gli articoli del Manifesto mi interessano realmente. E dopo vari articoli letti senza realmente aver afferrato nulla, butto il giornale da un lato e cerco frenetico tra i libri. Poche righe e anche qui gli occhi saltano distratti tra le righe. Nel frattempo scorrono le ore. Perché continuo a leggere? Quando mi sono reso conto che il mio cervello era impenetrabile a stimoli proveniente dalle pagine scritte avrei potuto rilassarmi, alzare lo sguardo verso il paesaggio esterno. Case, alberi, strade che mi vengono incontro, oppure visi, espressioni dei miei compagni di viaggio. Ma in questo modo avrei perso tempo. Tutte queste ore senza fare nulla. Come posso giustificare questa parola a me stesso? Nulla. Nulla. Nulla.

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