La parola relazioni a
Viola suona dissonante, un tanto ironica. Relazioni. Quelle a cui non
pensavo quando decisi di sperimentare un anno di eremitaggio. Quelle
che accantonai quando scelsi Viola. Eppure ci sono, mi seguono anche
qui in questa borgata spopolata sulla punta della val Mongia.
C'è F, perennemente in
agguato sul balcone, R con cui faccio la maggior parte dei miei
pranzi e delle mie cene, A, S e L e tutti gli altri dell'associazione
culturale che vedo di tanto in tanto, quando hanno la bontà di
arrampicarsi sui monti. C'è D, il ragazzo strano e silenzioso che
accompagnò la mia adolescenza, e dopo anni di smarrimento ora vedo
con frequenza. Ci sono N e J con le loro storielle di sesso
delizioso. C'è L, con cui proprio non riesco ad andare d'accordo ma
che mi invariabilmente mi ritrovo sulla strada. C'è S che si è
laureata questa settimana con il massimo dei voti ed ora sta
cercando, pure lei, idee per il futuro. C'è la frotta dei parenti
con le solite storie surreali. C'è il buon P che mi telefona sempre
alla stessa ora e vuole convincermi ad andare a vivere ad Heidelberg
con lui. C'è I che molla tutto e se ne va a vivere a Berlino (ma
dove trova tutto questo coraggio la gente?). C'è O con la sua
passione per il calcio saponato. C'è A che corre su è giù per le
montagne e vorrebbe lo accompagnassi nei suoi allenamenti. C'è
facebook con le migliaia di relazioni virtuali, ma questo è un altro
discorso.
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