Perché
quattro persone sedute attorno ad un tavolo di una piccola casetta di
montagna prolungano all'infinito una nottata parlando di identità di
genere e di identità sessuale?
Premetto
che fino a poche ore fa le consideravo come due modi per esprimere lo
stesso concetto. Invece
mi sono reso conto che per parlare di questo tema è fondamentale
tenere i due concetti separati. L'identità sessuale è quella che si
identifica negli organi riproduttori; per intenderci: hai i testicoli
è sei di sesso maschile, hai le ovaie e sei di sesso femminile.
L'identità di genere invece è il costrutto culturale che si crea
sopra questa divisione anatomica, è la creazione di due categorie
per stabilire una regola sociale a questa differenza biologica. La
categoria per essere effettiva ha bisogno di limiti ben chiari e
marcati; la categoria vuole etichette, didascalie per stabilire
quello che accetta al suo interno e quello che non accetta.
Semplificando. Etichette della categoria donna: gonna, sensibilità,
attrazione verso l'uomo, maternità, sottomissione, responsabilità
verso la prole, pallavolo, rosa. Etichette della categoria uomo:
pantaloni, forza, attrazione sessuale verso la donna, calcio,
azzurro.
Questa
divisione è figlia della praticità. Più la differenza è marcata e
più in fretta si identifica l'appartenente all'altra categoria,
agevolando la ricerca per la riproduzione e la continuità della
specie. Così succede anche con gli animali che sottolineano la
differenza dell'apparato riproduttore con qualità esterne e
comportamenti molto diversi. Però
come spesso accade, con il passare del tempo si arriva ad un
irrigidimento e una cosa nata esclusivamente per utilità acquisisce
uno status di dogma che genera più svantaggi che benefici. Nella
società attuale l'aspetto riproduttivo nell'atto sessuale è passato
in secondo piano e di conseguenza tutta questa rigidità
nell'identificare le due categorie non è essenziale. Non ci serve
identificare a prima vista la categoria di genere della persona che
per qualche motivo ha risvegliato il nostro interesse. Ci potrebbe
essere un'attrazione sessuale non per l'appartenenza alla categoria
di genere opposto, ma per essere parte della categoria dell'ombelico
in fuori o della categoria dei capelli neri, o della categoria del
doppio mento, o della categoria della simpatia.
E
una volta appurato che la categoria di genere non è più utile alla
società attuale, tanto varrebbe eliminarla in modo da evitare tutti
i problemi di esclusione che una classificazione sempre si porta
dietro.
Si
può davvero pensare di eliminare l'identità di genere? È un
compito difficile perché significherebbe lottare contro una serie di
abitudini che impregnano totalmente la “nostra” cultura (il
“nostra” indica un'altra categoria, la categoria degli esseri
umani).
Si
dovrebbe riscrivere la grammatica eliminando i generi dai nomi,
aggettivi, participi passati, pronomi, articoli. Si dovrebbero
superare i vestiti di genere (gonna, vestiti, calze a maglia). Si
dovrebbe ridefinire l'educazione di bambine/i.
E
cosa accadrebbe? Si perderebbe la sessualità che spesso si pensa
basata proprio sull'esasperazione delle differenze di genere? Si
arriverebbe alla creazione dell'essere umano ibrido, né uomo, né
donna?
Non
penso. Non credo che la sessualità sia legata alla divisione di
genere. Si stabilirebbe sicuramente una nuova forma di sessualità,
ma questo non è una novità in quanto la sessualità è comunque in
continuo cambiamento.
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