23 dic 2011

Julia


Nell'ottobre 1998 apparve per la prima volta in edicola un nuovo fumetto della Bonelli, ideato e sceneggiato da Giancarlo Berardi, Julia. Julia, che è titolo della serie e nome della protagonista, è una criminologa, docente all'università di Garden City e collaboratrice della polizia in caso di omicidi. È un giallo con una spiccata vocazione per l'analisi psicologica delle persone. La ricerca dell'assassino o le indagini della polizia cedono spesso protagonismo alle motivazioni, alle cause, alle dinamiche che si celano dietro l'omicidio. Garden City è lo sfondo ideale. Tipica metropoli postmoderna con tutti i problemi e le contraddizioni della nostra società, è ideale per l'indagine sociale. Il panorama è desolante. Disagio, povertà, solitudine, disoccupazione, inadeguatezza, traumi infantili, violenza. 
Per permettere questa approfondita analisi sociale e psicologica, i personaggi e l'ambiente dove si muovono sono presentati con cura puntigliosa. E paradossalmente è qui che sta la maggior incongruenza della serie. Con una attenzione così marcata all'aspetto psicologico ci si aspetterebbe dei personaggi reali che evolvono in seguito alle esperienze vissute. Ed invece ci troviamo di fronte a immagini fisse, a ruoli immutabili. Julia e il tenente Webb vivono una tensione sentimentale perenne che viene ribadita in ogni albo con battutine, sguardi, scontri che non portano però da nessuna parte. Leo Baxter, investigatore privato e gentile donnaiolo è un grande amico di Julia. Un amico sempre disposto ad aiutarla, gentile, coraggioso, abile e spregiudicato. E così lo ritroviamo ogni volta che appare, numero dopo numero. Perché disturba tanto questa staticità che ha contribuito alla grandezza del fumetto cardine della Bonelli, Tex Willer? Se in Tex Willer si può accettare l'ingessatura dei ruoli perché a farla da padrone assoluto sono l'avventura e la storia, in Julia, proprio perché per la grande precisione della caratterizzazione dei personaggi i rapporti personali sono il centro della serie, è molto più difficile da digerire. 
Le ultime scelte editoriali della Bonelli sembravano orientate a lasciare da parte la figura dell'eroe tutto d'un pezzo alla Tex Willer per privilegiare personaggi dal volto più umano, in modo da permettere al lettore l'identificazione con il protagonista. Julia, con la sua tormentata vita interiore e le sue notti popolate da incubi e insonnia, è indubbiamente umana. D'altra parte però è così perfetta da assomigliare dannatamente ad una figura eroica. È altruista, generosa, coraggiosa, bella, politically correct ed in ogni occasione si comporta come ci si aspetterebbe che si comportasse, senza debolezze, senza difetti. 
Bene, vedo che come spesso avviene ci si sofferma più volentieri sulle debolezze che non sui punti di forza di cui la serie è indubbiamente ricca, ma i punti di forza sono ben visibili e li lascio gustare al lettore.

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